BUZZ BORSA-UniCredit sotto pressione e volatile su aumento Pop Vicenza

mercoledì 30 marzo 2016 10:15
 

MILANO, 30 marzo (Reuters) - ** UniCredit sotto pressione e molto volatile a Piazza Affari sull'ipotesi che la banca guidata da Federico Ghizzoni possa non garantire più l'aumento di capitale da 2 miliardi di euro della Banca Popolare di Vicenza o, in alternativa, sia costretta a diventare l'azionista di controllo.

** Attorno alle 10,10, infatti, a fronte di un mercato decisamente positivo (+1,7% il FTSE Mib), UniCredit viaggia col freno a mano tirato (+0,59%, a 3,4060 euro, dopo aver oscillato tra 3,3040 e 3,42 euro). Scambi intensi: sono passati di mano circa 19 milioni di pezzi, contro una media dell'intera seduta di quasi 90 milioni negli ultimi trenta giorni.

** Ieri il Financial Times ha scritto che i vertici della banca stanno dialogando con il governo italiano per ottenerne l'appoggio sull'aumento della Popolare Vicenza.

** L'analista di una banca italiana interpreta la mossa di UniCredit come il primo passo per avvalersi della clausola, prevista dal contratto di underwriting dell'aumento, che consente di ritirare la garanzia in caso di peggioramento sostanziale delle condizioni di mercato.

** L'alternativa sarebbe, grazie al tramite del governo, coinvolgere nell'operazione investitori istituzionali italiani, fondazioni bancarie e altre banche.

** Si tratta, dicono i trader, di uno scenario rischioso per UniCredit.

** Un broker italiano, in una nota a commento delle indiscrezioni, scrive che "un'eventuale fusione tra UniCredit e Popolare Vicenza avrebbe un impatto negativo di poco superiore a 20 punti base in termini di Cet1 ratio, ovvero circa 11,15%-11,2%, includendo la finalizzazione della joint venture Pioneer".

** Un operatore ironizza: "Su UniCredit il mercato ha sempre modo di farsi cattivi pensieri... L'aumento della Popolare Vicenza è grossino ed è totalmente garantito. Nel caso ci fossero difficoltà a portarlo a termine, come qualcuno in questa fase turbolenta può temere, allora UniCredit rischierebbe di trovarsi azionista. Non sarebbe un dramma acquisire, se necessario, la banca veneta, e l'impatto sul Cet1 ratio sarebbe modesto. Ma ovvimente il mercato non gradirebbe proprio".

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