Mediatrade, Pier Silvio Berlusconi e Confalonieri condannati in appello

giovedì 17 marzo 2016 13:32
 

MILANO, 17 marzo (Reuters) - I giudici della corte d'appello di Milano, al termine del processo di secondo grado sulla presunta frode fiscale Mediatrade, hanno ribaltato la sentenza d'assoluzione del Tribunale e hanno condannato l'AD di Mediaset Pier Silvio Berlusconi e il presidente Fedele Confalonieri a un anno e due mesi di reclusione.

La sentenza, letta in aula dal presidente della corte, ha sancito poi l'assoluzione di tutti gli altri sei imputati, fra i quali l'uomo d'affari Frank Agrama. La Corte ha condannato Berlusconi e Confalonieri solo per l'anno di imposta 2007, mentre li ha prosciolti per prescrizione per il 2006, e infine li ha assolti per il 2008 "perché il fatto non era più previsto dalla legge come reato".

I giudici d'appello hanno concesso a entrambi le attenuanti generiche e li hanno condannati inoltre al risarcimento del danno all'Agenzia delle Entrate da liquidarsi in separata sede.

I due imputati potranno fare ricorso in Cassazione, una volta depositate le motivazioni della sentenza d'appello.

Il pm Fabio De Pasquale, al termine della sua requisitoria l'8 marzo scorso, aveva chiesto la condanna di tutti gli imputati, e in particolare aveva chiesto tre anni e due mesi per il figlio dell'ex premier e tre anni e quattro mesi per Confalonieri.

L'8 luglio 2014, al termine del processo di primo grado, il Tribunale di Milano aveva in parte prescritto e in parte assolto tutti gli imputati. La procura di Milano aveva impugnato la sentenza ricorrendo in appello. Silvio Berlusconi, inizialmente coinvolto nell'inchiesta, era stato poi prosciolto definitivamente in fase di udienza preliminare.

Sia gli imputati che la società si sono sempre dichiarati estranei alle accuse, sostenendo che non sia ravvisabile alcun reato.

Al centro del procedimento c'è una presunta frode fiscale relativa al consolidato del gruppo. La procura ipotizzava che Agrama acquistasse i diritti dalle major americane, li rivendesse a Fininvest e poi a Mediaset a prezzi gonfiati, e infine versasse gran parte del surplus delle vendite gonfiate in conti esteri nella disponibilità di manager Mediaset.

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