15 marzo 2016 / 15:04 / tra 2 anni

PUNTO 1-Mps, Tesoro potrebbe diventare primo azionista con 7%

* Banca potrebbe pagare con nuove azioni cedola Monti bond 2015

* Titolo cala oltre 6% dopo aumento ieri 10%

* Mercato guarda piano cessioni sofferenze, tempi merger (aggiunge dettagli, reazione titolo)

di Stefano Bernabei

ROMA, 15 marzo (Reuters) - Il ministero dell‘Economia potrebbe salire attorno al 7% di Mps e diventare il primo azionista della banca toscana con il pagamento degli interessi residui sui Monti Bond in azioni e non per contanti.

Lo hanno detto a Reuters due fonti che seguono il dossier, mentre Mps non ha commentato e il Tesoro non è disponibile per un commento.

Oggi l‘azionista pubblico ha poco più del 4% del capitale di Mps per aver ricevuto azioni in pagamento degli interessi maturati nel 2014 per circa 240 milioni. La banca aveva ricevuto dal Tesoro nel 2013 oltre 4 miliardi di aiuti sotto forma di Monti Bond per aiutare l‘istituto senese in difficoltà finanziaria.

Una prima fonte ha detto che la banca pagherà in azioni la cedola relativa alla parte residua dei Monti Bond rimborsata nel 2015 emettendo nuovi titoli a favore del Tesoro. Una seconda fonte ha detto che non è ancora certo se il pagamento avverrà effettivamente in azioni o cash.

Il titolo ha reagito negativamente alla notizia. Alle 15,00 circa, dopo essere stato sospeso dagli scambi, Mps tratta in in calo del 6,7%. Ieri Mps era salita oltre il 10%.

Secondo un trader, se aumenta la quota del Tesoro “non è un bel messaggio” perchè si iniziano a creare scenari di nazionalizzazione o controllo del governo.

La banca ha chiuso il 2015 con un utile di esercizo di 388 milioni, grazie ai 500 milioni per la nuova contabilizzazione, chiesta da Consob, dell‘operazione Alexandria. Senza quell‘effetto, il risultato netto è negativo per 112 milioni, sia per i costi di chiusura del dossier Alexandria sia per il contributo straordinario che la banca ha pagato al Fondo di risoluzione per il salvataggio di quattro banche lo scorso anno.

Per Vincenzo Longo, analista IG “la salita del Tesoro in teoria dovrebbe rendere la banca un po’ più stabile. Però c‘è anche un possibile risvolto negativo, che oggi prevale sul mercato”.

Secondo l‘analista il fatto che la banca paghi in azioni potrebbe segnalare “che forse non è ancora abbastanza solida da poter pagare cash. Poi la presenza del Tesoro potrebbe complicare la ricerca di un partner. In genere quando c‘è di mezzo la politica le cose vanno più a rilento”.

PAGAMENTO CEDOLA

Mps ha rimborsato gli aiuti pubblici in anticipo sulla scadenza prevista del 2017, prima rimborsando nel luglio del 2014 3 miliardi di Monti Bond, poi ripagando il debito residuo di 1,1 miliardi a metà giugno scorso.

Rimane quindi il solo pagamento della cedola posticipata relativa agli interessi 2015 (dovrebbero essere pari a 9,5%) fino a metà giugno, che dovrebbe avvenire a luglio, come accaduto lo scorso anno. Il pagamento in azioni dovrebbe comportare uno sconto del 30% sul prezzo di mercato, come prevede il regolamento dei Monti Bond.

Bce ha chiesto nel febbraio 2015 alla banca senese di ridurre le sue sofferenze e di trovare un partner, dopo aver ottenuto la richiesta ricapitalizzazione e la chiusura dell‘esposizione anomala verso Nomura per il prodotto Alexandria.

Da inizio anno la banca ha perso oltre il 50% del suo valore con il titolo soggetto a forte volatilità.

Ora Mps intende accelerare il suo piano di ridurre di 5,5 miliardi i crediti non performing entro il 2018 e ha già ceduto NPLs per oltre 2 miliardi, mentre non ha finora trovato alcun concreto pretendente per un merger.

“Con il Tesoro al 7% la banca può avere più tempo per continuare la ristrutturazione, anche attraverso un‘operazione significativa sulle sofferenze, per poi andare ad una fusione o vendita più logica”, commenta una delle fonti che segue il dossier.

Ieri in borsa Mps è salita a doppia cifra su spinte speculative legate a un possibile intervento di Cdp e Intesa SP che sarebbe caldeggiato dal governo. In realtà queste voci, ricorrenti ed estese nel recente passato ad altre ipotesi che hanno riguardato anche Unicredit, non hanno mai trovato conferme.

A fine gennaio gli AD di Bpm Giuseppe Castagna e di Ubi Banca Victor Massiah sono stati ricevuti dal ministro dell‘Economia Pier Carlo Padoan e l‘incontro è stato legato all‘ipotesi di un merger a tre con Mps, ipotesi ben vista dal governo ma che non ha avuto seguito.

Il direttore generale del Tesoro Vincenzo La Via ha detto a Reuters lo scorso 2 marzo che il governo guarda a una soluzione di mercato e che serve tempo.

Secondo un banchiere italiano “nessuno compra Mps perché il supervisore ha reso instabile l‘interpretazione dei requisiti patrimoniali e nessuno sa calcolare quanto capitale le verrà chiesto”.

- hanno collaborato Giuseppe Fonte da Roma, Silvia Aloisi da Milano

Sul sito www.reuters.it altre notizie Reuters in italiano Le top news anche su www.twitter.com/reuters_italia

0 : 0
  • narrow-browser-and-phone
  • medium-browser-and-portrait-tablet
  • landscape-tablet
  • medium-wide-browser
  • wide-browser-and-larger
  • medium-browser-and-landscape-tablet
  • medium-wide-browser-and-larger
  • above-phone
  • portrait-tablet-and-above
  • above-portrait-tablet
  • landscape-tablet-and-above
  • landscape-tablet-and-medium-wide-browser
  • portrait-tablet-and-below
  • landscape-tablet-and-below