19 maggio 2017 / 17:39 / tra 4 mesi

BT Italia, ex manager indagati, perquisizioni e acquisizioni Gdf anche a IBM Italia e altre società

di Emilio Parodi

MILANO, 19 maggio (Reuters) - Non solo un ordine di esibizione d‘atti nella sede di British Telecom Italia, ma una serie di perquisizioni a carico di cinque fra ex manager ed ex funzionari indagati con l‘ipotesi di reato di associazione a delinquere, e altri ordini di esibizione nelle sedi di Ibm Italia, T.A.I. Software Solution, Itf, Var Group, Servizi Tecnici per l‘Elettronica e altre due società.

Lo si evince dal decreto di perquisizione e sequestro, letto da Reuters, firmato dalla pm milanese Silvia Bonardi che indaga sulle presunte irregolarità contabili nella unit italiana di British Telecom, ed eseguito ieri da decine di militari del Nucleo di Polizia Tributaria della Gdf di Milano.

GDF DA IBM. LA SOCIETA’: COLLABORIAMO

Ibm Italia ha commentato affermando di star “cooperando con le autorità”, T.A.I. e Servizi Tecnici per L‘Elettronica non hanno risposto alla mail inviata da Reuters, Var e ITF hanno risposto con un no comment.

L‘avvocato Marco Calleri, che assiste British Telecom Italia, azienda che ritenendosi parte lesa ha presentato in procura sulla vicenda una denuncia querela, non ha rilasciato alcuna dichiarazione. La casa madre BT in un comunicato dice di stare “attivamente dando assistenza alla procura di Milano nella sua inchiesta sui comportamenti inappropriati che hanno avuto luogo in BT Italy”.

Nessuna delle società risulta indagata.

All‘origine della vicenda c‘è l‘inchiesta aperta dalla procura di Milano dopo che nel gennaio scorso il Ceo di BT Gavin Patterson rese pubbliche le presunte irregolarità contabili in Italia, nell‘affair che portò all‘allontanamento dei vertici di BT Italia nell‘autunno 2016 e infine a tagliare stime di ricavi e utili per un buco di 530 milioni di sterline.

“INDAGATI PER ASSOCIAZIONE A DELINQUERE”

Nel decreto, la procura indica come indagati per associazione a delinquere finalizzata alla dichiarazione fraudolenta con uso di fatture per operazioni inesistenti ed emissione di fatture per operazioni inesistenti, l‘ex AD di Bt Italia Gianluca Cimini, la ex Coo Stefania Truzzoli, l‘ex Cfo Luca Sebastiani, il suo predecessore Alessandro Clerici e l‘ex responsabile della fatturazione Giacomo Ingannamorte. Al momento non c‘è stato un commento alle email inviate agli avvocati degli indagati o agli indagati stessi. Quasi tutti gli indagati hanno peraltro da tempo avviato cause in Tribunale contro il loro licenziamento. Cimini, Sebastiani, Truzzoli e Ingannamorte, attraverso i loro legali o in prima persona, contattati nelle scorse settimane, hanno sempre ribadito di aver agito con l‘autorizzazione della casa madre.

SEQUESTRATO MATERIALE AD ALTRI DIPENDENTI

Gli uomini della Gdf, si evince dal decreto, hanno inoltre acquisito documentazione negli uffici di altri funzionari di BT Italia, fra i quali il responsabile della Direzione Commerciale Cesare Bollini, il Coo Cosimo Delfino, la finance manager Daniela Pinto, l‘ex Cfo Marco Barbieri, il sales manager Walter Crosignani, la head of procurement Alessandra Giani. Va precisato che nessuno di questi funzionari risulta essere indagato. Non ci sono state risposte alle email di richiesta di un commento a tutela degli interessati.

Nel decreto, vengono elencate una serie di condotte che sarebbero state all‘origine delle irregolarità contabili, peraltro enunciate a Reuters da una serie di fonti interne all‘azienda nel marzo scorso.

DALLA SOPRAVVALUTAZIONE DEL CAPEX A VENDITE FITTIZIE

Il fine, si legge, sarebbe stato quello di raggiungere “il margine operativo lordo della società utilizzando appostazionui contabili del tutto artificiose”.

Nell‘atto dei magistrati si elencano quindi: la supposta realizzazione di una riduzione ”dei costi operativi con sopravvalutazione del Capex“; accordi con fornitori e clienti ”al fine, da un lato, di ridurre in modo del tutto fittizio i costi operativi mediante l‘emissione di note di credito e, d‘altro lato, di simulare vendite del tutto inesistenti“; una serie di operazioni di ‘sale and lease back’ finalizzate a generare vendite ad un margine elevato, laddove anche dette operazioni erano del tutte artificiose”; infine “a fronte di importi elevati giustificati da ‘fatture da emettere’, venivano manipolate le scadenze dei ratei attivi in modo tale da evitare il corrispondente accantonamento contabile per ratei attivi”.

La procura ipotizza inoltre che i clienti “coinvolti nelle false operazioni” venissero compensati attraverso l‘emissione di fatture false, consentendo loro di evadere il fisco, mentre la società si vedesse diminuiti “gli oneri fiscali dovuti” attraverso la contabilizzazione “di costi inesistenti” e l‘uso di false fatture.

SOTTO ESAME ANCHE PARTECIPAZIONE ALCUNE GARE PUBBLICHE

Fra la documentazione che nel decreto si chiede alla Gdf di reperire ci sono infine atti che riguardano la “partecipazione a gare pubbliche sia alle fasi preparatorie che a quelle correlate all‘esecuzione di appalti”.

Fra questi appalti, in una tabella ne vengono indicati alcuni: come due diversi appalti nel 2015 e nel 2016 con l‘Anas per 311.000 euro totali, tre appalti nel 2016 con Consip per un totale di oltre 19,5 milioni di euro, sei con l‘Enel nel 2015 per oltre 29 milioni di euro totali, uno con il Ministero della Giustizia - Dipartimento Amministrazione Penitenziaria nel 2016 per 57.000 euro, quattro con il Comune di Milano nel 2015 per 787.576 euro.

-- hanno collaborato Silvia Aloisi, Agnieszka Flak, Giulia Segreti

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