October 11, 2010 / 10:47 AM / 7 years ago

BREAKINGVIEWS -IPO portate su mercato da una folla di Bookrunner

3 IN. DI LETTURA

- L'autore è un editorialista di Reuters Breakingviews. Le opinioni che esprime sono personali -

di Alexander Smith

LONDRA, 11 ottobre (Reuters Breakingviews) - Quante banche servono per gestire una IPO? A giudicare dalle operazioni più recenti la risposta è in un numero tra tre e 11, il che relega al passato i giorni in cui due bookrunner sembravano troppi.

Un periodo di magra nelle attività di capital market azionario ha reso le banche disperatamente affamate di affari, anche a costo di dividere le commissioni con altri.

Prendiamo il caso della compagnia vita asiatica AIA (AIG.N), offerta al mercato dalla controllante AIG, per la quale si è mossa una squadra di 11 bookrunner che si dividono una IPO da 30 miliardi di dollari.

Enel (ENEI.MI) ha arruolato 10 banche per 4 miliardi di IPO Enel Green Power.

Anche nel caso di offerte più piccole - come i 2 miliardi del gioielliere Pandora (PNDORA.CO) o la chimica AZ Electronic Materials - sono stati chiamati quattro e tre banche, rispettivamente.

Anche in Usa il collocamento General Motors avrà quattro lead underwriter e anche operazioni più piccole non vanno mai sotto due banche.

Ma la vera inflazione di bookrunner si vive in Europa. Delle 81 IPO realizzate quest'anno, il 21% aveva tre o più banche coinvolte contro il 13% a livello globale, secondo dati Thomson Reuters, contro il 7% in entrambi i casi nel 2007.

Anche se l'emittente paga lo stesso prezzo per avere più consulenza, molte banche vanno a vendere agli stessi istituzionali: qualche istituto ha sbocchi speciali - ad esempio UBS con facoltosi clienti del private banking - ma è difficile calcolare esattamente i vantaggi della duplicazione.

Certo arruolando tante banche gli emittenti si possono garantire la loro disponibilità in altre occasioni, ad esempio quando chiedono prestiti, evitando anche un atteggiamento ostile verso la stessa IPO.

Da parte loro le banche sembrano pensare che è meglio essere comunque in un deal, anche prendendone una fetta piccola, perchè mantiene vive le relazioni di affari.

Nel caso di Enel Green Power, le fee sono stimate all'1,25% circa dell'operazione (la stima in Europa è tra 1 e 4%, in Usa si va al 6-7%). Aggiungendo il bonus per l'operazione andata a buon fine e ogni banca può contare su oltre 5 milioni di dollari (siamo lontanissimi dai 20-30 milioni su cui potevano contare ai tempi d'oro un paio di banche).

Ma se le banche sono disposte a lavorare a questi prezzi, le società potrebbero approfittare meglio della concorrenza nell'offerta per arruolare uno, al massimo, due bookrunner, e pagarli meno.

In più, con pochi bookrunner le responsabilità sarebbero più chiare in caso di consulenze sbagliate. Non è affatto detto che una folla di banche garantisca un esordio di successo.

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