Ict, Pride vede raddoppio fatturato, Ipo entro fine 2010

lunedì 16 giugno 2008 16:16
 

MILANO, 16 giugno (Reuters) - Pride, gruppo attivo nell'information & communication technology, punta a raddoppiare il fatturato entro fine 2010, seguendo un percorso di crescita che lo porti ad approdare a Piazza Affari, senza escludere un passaggio intermedio con l'ingresso di un fondo di private equity nell'azionariato.

E' quanto ha spiegato, nel corso di un incontro con la stampa, l'amministratore delegato e maggiore azionista di Pride, Antonio Giugliano.

Pride ha chiuso il 2007 con 114 milioni di euro di fatturato e stima di salire a 140 milioni quest'anno. Ma il piano triennale appena varato, ha spiegato Giugliano, prvede "il raddoppio del fatturato, a 280 milioni, e una proiezione verso l'Europa, l'Est in particolare, e l'America Latina".

Attualmente molto presente nelle tlc e nell'energy & utilities, Pride sta mettendo in campo "un investimento sempre più significativo nella pubblicazione amministrazione" e punta "a crescere attraverso acquisizioni nel finance".

Giugliano, che non ha escluso di concludere un merger nel corso del triennio, ha spiegato che l'obiettivo del piano è la quotazione a Piazza Affari, che "potrebbe avvenire tra la fine del 2009 e la primavera del 2010", oppure al termine del percorso, "nella primavera 2011".

Il piano contempla "una variante": l'apertura del capitale a un operatore di private equity, "che accompagni il gruppo allo step successivo della quotazione". In questo senso, ha detto l'AD, Pride vuole nominare un advisor finanziario per assisterlo "nell'individuazione di un partner".

Giugliano non ha voluto dire se ci sono già stati contatti con gruppi di private equity, precisando che l'idea è quella di "cedere una quota di minoranza".

In ogni caso, Pride, per crescere, potrà contare anche sul sostegno del sistema bancario, che secondo l'AD, "è disposto a finanziarci per almeno 40-50 milioni".

Attualmente, l'azionariato di Pride vede Giugliano con "poco più del 50%", una società (Giano) con poco più del 40% e la parte restante in mano al management. Secondo l'AD, "l'azienda deve essere dei manager", che, a fine percorso, una volta quotata a Piazza Affari, "controlleranno circa un terzo del capitale", contro un terzo di flottante e un terzo in capo all'attuale proprietà.