Musica, giudice stabilisce che siti p2p non commettono reato

giovedì 24 gennaio 2008 17:47
 

ROMA (Reuters) - Non compiono reato i siti che permettono lo scambio di file di musica e video attraverso il sistema Peer to peer. Lo ha stabilito oggi un giudice per le indagini preliminari della capitale, archiviando una denuncia per violazione dei diritti d'autore nei confronti di alcuni siti internet.

Il gip Carla Santese ha accolto la richiesta di archiviazione presentata dal pm per il caso di una società che lamentava la violazione dell'articolo 14 della legge 248/2000 sul diritto d'autore.

"Mancando una legislazione ad hoc .... non appare possibile in questa sede dare rilevanza ad un fenomeno assai diffuso che non può essere messo sotto accusa ed avente accertamenti quasi impossibili da fare", si legge nella sentenza che chiude il procedimento.

Dal canto suo, la Federazione dell'industria musicale italiana, commenta la decisione sottolineando che lo scambio di file protetti da copyright rimane penalmente rilevante per chi lo compie.

"Il Gip si è semplicemente riferito a singoli siti che offrono informazioni relative a programmi per fare p2p e non all'attività di singoli utenti che invece resta reato", si legge in un comunicato diffuso da Fimi.

Il giudice ha accolto la tesi del pm Paolo Giorgio Ferri secondo cui i tre siti accusati - bearshare.com, emule.net e btorrent.com - non avrebbero commesso un illecito penale in quanto "lo scambio avviene direttamente tra utenti finali senza l'intermediazione del server centrale che svolge solo una funzione di collegamento e di autenticazione degli utenti al momento in cui accedono al sistema".

Il giudice ha osservato inoltre che lo scambio può avvenire sia per copie che anche per originali lecitamente acquisiti, il che renderebbe necessario dimostrare l'illegittima acquisizione di ogni singolo file.

Infine, il gip ha optato per l'archiviazione "perchè non è sempre ravvisabile quel lucro espressamente richiesta da norma penale per punire un comportamento illecito, ma viceversa si conseguono al più vantaggi indiretti e non conseguenti con certezza alla condotta penalmente da censurare".

Pur escludendo che il fatto abbia rilevanza penale, la sentenza del gip non esclude che ci possano essere risvolti civilistici per quanto riguarda la violazione dei diritti d'autore.

 
<p>Immagine d'archivio del fondatore di Napster, Shawn Fanning. LD</p>