Schermi piatti, possibile accordo Lcd tra Matsushita e Hitachi

mercoledì 19 dicembre 2007 13:46
 

TOKYO (Reuters) - Matsushita e Hitachi stanno discutendo accordi multimiliardari sugli schermi piatti che potrebbero rivoluzionare un settore ad alta competizione. Lo ha riferito una fonte informata sulla vicenda.

I due possibili accordi permetterebbero a Matsushita, il più grande produttore al mondo di tv al plasma, di cambiare direzione e concentrarsi sui display a cristalli liquidi (Lcd) permettendo a Hitachi di ridurre il settore in perdita.

Matsushita, meglio nota per il marchio Panasonic, sta pensando di prendere il controllo di una venture sull'Lcd che ha con Hitachi e Toshiba. Investirà inoltre 2,7 miliardi di dollari in una nuova fabbrica Lcd come parte dell'accordo, secondo il quotidiano di business Nikkei.

Questo l'aiuterebbe a indirizzarsi a un'area debole del mercato degli schermi piatti

Matsushita ha investito maggiormente sul plasma credendo che fosse la tecnologia dal prezzo più competitivo per tv sopra i 40 pollici, ma la supremazia del plasma in quel segmento di mercato ha cominciato a cedere in favore delle più grandi ed economiche tv Lcd.

"Questa è una cosa che Matsushita doveva fare", ha detto Tetsuro Miyachi, fund manager della Franklin Templeton Investments Japan. "Doveva decidere se stare nel mercato di nicchia delle tv più grandi di 50 pollici o rivolgersi al mercato di massa, e se optava per quest'ultima doveva ingrandirsi nel mercato Lcd", ha spiegato.

Il Nikkei ha riportato che Matsushita e Canon stanno inoltre pensando di investire più di 100 miliardi di yen per interessi di minoranza in Hitachi Displays Ltd, che fa Lcd piccoli e medi e sta sviluppando pannelli a diodi organici ad emissione di luce (Oled).

Gli Oled sono una promettente tecnologia per la prossima generazione e sono visti come il naturale sostituzione degli Lcd.

Matsushita, Hitachi e Canon hanno rilasciato dichiarazioni in cui si diceva che niente era stato deciso.

 
<p>Schermi piatti, possibile accordo Lcd tra Matsushita e Hitachi. REUTERS/Hannibal Hanschke</p>