Video violenze a disabile, chiusa indagine su 4 dirigenti Google

venerdì 25 luglio 2008 19:19
 

MILANO (Reuters) - La procura di Milano ha chiuso un'indagine su quattro dirigenti Google per diffamazione e per non aver esercitato il dovuto controllo sui dati personali di un video dove un disabile torinese era insultato da compagni di classe minorenni.

Lo hanno riferito oggi fonti giudiziarie.

L'inchiesta -- coordinata dai pm Francesco Cajani e Alfredo Robledo -- era stata avviata dopo la denuncia presentata nel 2006 dal padre del ragazzo e dall'associazione Vividown.

Il video, girato con un videofonino tra la fine di maggio e l'inizio di giugno del 2006 da quattro studenti di un istituto torinese per grafici tra i 16 e i 17 anni, era comparso in rete l'8 settembre 2006 ed è rimasto online fino al 7 novembre 2006, data della denuncia dell'associazione. Nel clip si vedevano i ragazzini insultare, deridere e umiliare il compagno disabile.

I quattro studenti sono affidati a un'associazione torinese che tutela i disabili; se a ottobre dimostreranno ai giudici l'avvenuto recupero sociale, si estinguerà il procedimento penale, ha detto a Reuters Guido Camera, legale di Vividown.

Il 20 giugno è stato notificato l'avviso di chiusura indagini a David Carl Drummond (ex presidente del cda e legale di Google Italy e oggi Senior vice presidente e dirigente del servizio legale), George De Los Reyes (ex membro del cda di Google Italy, ora in pensione), Peter Fleischer (responsabile policy sulla privacy per l'Europa di Google) e Arvind Desikan (responsabile progetto Google Video per l'Europa), indagati per diffamazione e per non aver esercitato il controllo sui dati personali.

MANCATO CONTROLLO E OFFESA ALLA REPUTAZIONE

I magistrati scrivono nell'avviso che i quattro sono responsabili per avere consentito che venisse diffuso in Internet un filmato in cui minorenni "ledevano i diritti e le libertà fondamentali nonché la dignità degli interessati".

Inoltre "omettevano il corretto trattamento di dati personali come prescritto dalla legge sulla privacy".   Continua...