Pirateria software,se calasse 10%,6000 nuovi posti lavoro-studio

martedì 5 febbraio 2008 16:09
 

MILANO (Reuters) - La riduzione della pirateria software in Italia nell'arco dei prossimi quattro anni rafforzerebbe considerevolmente il settore dell'Information Technology, genererebbe più di 6.000 nuovi posti di lavoro e contribuirebbe per quasi 2,8 miliardi di euro alla crescita dell'economia italiana.

Questi i risultati dello studio sui benefici economici legati alla riduzione della pirateria software condotto dalla società di ricerche di mercato Idc e diffuso oggi da Business Software Alliance (Bsa), organizzazione internazionale senza scopo di lucro fondata nel 1988 al fine di contrastare la duplicazione illegale di software e che rappresenta colossi del settore tra cui Adobe, Apple e Microsoft.

Nello studio si rileva che il settore IT già oggi offre un rilevante contributo all'economia italiana in termini di posti di lavoro, generazione di Pil e gettito fiscale; le previsioni per il 2011 poi indicano per il settore dimensioni ancora maggiori, pari a oltre 240.000 posti di lavoro, quasi 28 miliardi di euro di fatturato (oltre il 6% del Pil) e circa 21,7 miliardi di euro di conseguenti entrate fiscali.

Pertanto, secondo lo studio, poter contare in Italia su un'ipotetica riduzione della pirateria software -- attestata al 51% al maggio 2007 -- pari a 10 punti percentuali in un arco di 4 anni (cioè un -2,5% all'anno), avrebbe un forte effetto moltiplicatore sui conseguenti vantaggi economici, generando nell'arco dei prossimi quattro anni più di 6.000 nuovi posti di lavoro, circa 763 milioni di euro di nuove entrate per l'Erario e oltre 2 miliardi di euro di ulteriore volume d'affari per il settore IT.

Nel 2007 la pirateria in Italia è calata per la prima volta dopo 3 anni, arrivando al 51% dal 53% del 2006. "Abbiamo notato una maggiore sensibilità per il problema della proprietà intellettuale", ha spiegato Luca Marinelli, Presidente di Bsa Italia.

A livello europeo però il nostro paese non è in una buona posizione: siamo infatti al secondo posto per diffusione della pirateria, con una percentuale inferiore solamente alla Grecia (64%).

VANTAGGI PER TUTTI E CREAZIONE DI VALORE IN ALTRI SETTORI

"Quando un Paese si impegna per ridurre la pirateria software ne derivano vantaggi sostanziali per tutti", ha dichiarato Marinelli.

Dai dati di Idc risulta che per ogni dollaro speso in pacchetti software legittimi vengono investiti ulteriori 1,25 dollari in servizi collegati quali installazione, formazione del personale e manutenzione. La maggior parte di questi investimenti spettano a società di servizi e aziende del canale operanti localmente, con la conseguenza che la parte preponderante dei benefici economici derivanti dalla riduzione della pirateria software rimangono all'interno del Paese.

"Il software non ha eguali in quanto a capacità di creare valore in altri settori. E ció è oltremodo vero nel nostro Paese, dove spesso la PMI trova nella mancanza di strumenti atti a concretizzare la spinta all'innovazione il limite principale della sua prospettiva strategica", ha commentato Antonio Romano, Direttore Generale di Idc Italia e Iberia.

"La sfida della legalità nel tessuto produttivo italiano è innanzitutto una battaglia culturale", aggiunge Giovanni Kessler, dell'Alto Commissario per la lotta alla contraffazione. "Pirateria e contraffazione vanno affrontate con la consapevolezza che non sono solo un furto ai danni delle società titolari di marchi e licenze ma anche un'azione diretta di evasione fiscale, un danno recato a tutta l'economia e a tutti i cittadini, un incentivo indiretto alla criminalità organizzata di natura mafiosa".

 
<p>Immagine d'archivio della distruzione di migliaia di cd pirata. REUTERS/Valeriy Bilokryl (UKRAINE)</p>