Pakistan: dopo divieto a Facebook, ministro passa a Twitter

mercoledì 26 maggio 2010 12:57
 

ISLAMABAD (Reuters) - Dopo che il Pakistan ha messo al bando Facebook in uin tentativo di bloccare la diffusione di immagini "blasfeme" del profeta Maometto, il ministro degli Interni dello stesso Paese ora ha trovato un'altra strada per apparire su Internet. E' passato a Twitter.

Il ministro degli interni Rehman Malik ha detto che suo figlio gli ha spiegato che se non può andare su Facebook, dove ha la sua pagina personale che ospita immagini di dignitari ed ha 691 fan, dovrebbe "twittare".

"Solo pochi giorni fa sono arrivato (a Twitter come utente). Mi piace", ha detto Malik a Reuters ieri nel corso di un'intervista. "Ci sono molte domande. Sei vero? Sei falso?

Malik ha già più di 270 persone che lo seguono, secondo i dati della sua pagina molti meno degli "innumerevoli" che dice di aver avuto fino a pochi giorni fa.

Molte persone gli chiedono se l'account sia vero o si lamentano del fatto che dovrebbe governare, invece che twittare.

I messaggi diffusi da Malik non lasciano pensare che i contestatori digitali lo disturbino. Ha lanciato un appello per l'unità davanti alle violenze a Karachi e commenti su quanto sia piacevole incontrare così tante donne parlamentari di tutta l'Asia. Ha anche contatti diretti con chi lo segue, cosa insolita in una cultura politica stratificata come è quella del Pakistan.

"Grazie per i tuoi apprezzamenti. Darò la caccia ai terroristi sino alla loro fine", ha scritto Malik ad uno dei suoi interlocutori che gli aveva fatto gli auguri.

Mentre non ha voluto criticare la decisione di mettere al bando Facebook ed altri siti web, ha detto di sperare che sia presto trovata una soluzione che possa accontentare la maggior parte delle persone.

"Penso che dovremmo essere di vedute aperte", ha detto.

Il Pakistan ha bloccato la settimana scorsa a tempo indeterminato il popolare sito di social networking Facebook dopo un concorso per disegnare l'immagine del profeta dell'Islam, cosa vietata da quella religione.

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<p>Rehman Malik, ministro degli Interni pakistano, in foto d'archivio. REUTERS/Faisal Mahmood</p>