12 aprile 2010 / 13:04 / 7 anni fa

Condanna Google, giudice Milano: Web non è fuori da legge

<p>Logo di Google in foto d'archivio.Robert Galbraith</p>

MILANO (Reuters) - Non c'è spazio che sia al di fuori della legge, nemmeno nel Web. E in base alle legge sulla privacy, i dirigenti italiani di Google sono responsabili dei contenuti caricati.

Questi alcuni dei principi affermati nelle motivazioni della sentenza con la quale lo scorso febbraio il tribunale di Milano ha condannato a sei mesi di reclusione tre fra dirigenti ed ex dirigenti di Google, ritenuti colpevoli di violazione delle norme sulla privacy per non aver impedito la pubblicazione di un video in cui si vede un minore affetto da autismo insultato e umiliato dai compagni di classe su una piattaforma Web gestita dalla società californiana.

"Non esiste nemmeno la sconfinata prateria di Internet dove tutto è permesso e niente può essere vietato, pena la scomunica mondiale del popolo del Web. Esistono invece leggi che codificano comportamenti e che creano degli obblighi che, ove non rispettati, conducono al riconoscimento di una responsabilità penale", si legge nelle motivazioni, depositate oggi dal giudice Oscar Magi.

"Google Italy trattava i dati contenuti nel video caricati sulla piattaforma e ne era responsabile quindi per lo meno ai fini della legge sulla privacy. L'informativa (sulla privacy) era del tutto carente e comunque o talmente nascosta nelle condizioni generali del contratto da risultare assolutamente inefficace per i fini previsti dalla legge", è scritto ancora nelle motivazioni.

Critica la compagnia, che ha ribadito che ricorrerà in appello contro la sentenza.

"Questa condanna attacca i principi stessi su cui si basa Internet. Se questi principi non venissero rispettati, il Web così come lo conosciamo cesserebbe di esistere e sparirebbero molti dei benefici economici, sociali, politici e tecnologici che porta con sé. Si tratta di importanti questioni di principio ed è per questo che noi e i nostri dipendenti faremo appello contro questa decisione".

Il video, girato con un videofonino tra la fine di maggio e l'inizio di giugno del 2006 da quattro studenti minorenni di un istituto torinese, era stato caricato su Google Video -- piattaforma di hosting per la condivisione video -- nel settembre 2006, ed è rimasto online fino al novembre seguente, data della denuncia dell'associazione.

Scrive Magi che "non vi è dubbio che per lo meno parte del trattamento dei dati immessi a Torino sia avvento fuori dall'Italia, in particolare negli Stati Uniti, luogo dove hanno indubitabilmente sede i server di proprietà di Google".

Nel clip si vedevano i ragazzini insultare, deridere e umiliare il compagno disabile. Le indagini erano scattate con la denuncia presentata dal padre del ragazzo disabile e dall'associazione Vividown.

La sentenza, che ha suscitato un'eco internazionale, era stata definita da Google come una minaccia alla libertà del Web, e la stessa ambasciata americana in Italia si era detta "delusa" dal verdetto, citando le parole della segretario di Stato Hillary Clinton, che nella polemica dei mesi scorsi con la Cina sulla censura ha definito Internet libero come un "diritto umano".

Per i tre dirigenti condannati -- David Drummond (ex presidente del cda e legale di Google Italy e oggi Senior vice presidente e dirigente del servizio legale), George Reyes (ex membro del cda di Google Italy, ora in pensione) e Peter Fleischer (responsabile policy sulla privacy per l'Europa di Google) -- i pm Alfredo Robledo e Francesco Cajani avevano chiesto la condanna a un anno di reclusione.

Per Arvind Desikan (responsabile progetto Google Video per l'Europa), che è stato assolto, era stata chiesta la condanna a sei mesi. Tutti e quattro gli imputati sono stati ritenuti non colpevoli dell'accusa di diffamazione.

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