Milano, guru del web Liang difende creatività della pirateria

martedì 30 marzo 2010 11:53
 

di Roberto Bonzio

MILANO (Reuters) - Nell'uso delle nuove tecnologie, anche la pirateria può avere una carica libertaria e creativa. Ripensandone però il significato. E ricordando che mentre nei Paesi sviluppati si parla di legalità nel rispetto dei diritti di proprietà, la crescita, oggi dei Paesi in via di sviluppo, ieri di Paesi come gli Usa, è avvenuta all'insegna dell'illegalità, grazie anche alla pirateria.

E' quante afferma un esperto mondiale dei diritti in Rete.

"Parliamo di pirateria pensando solo ai miliardi di dollari persi da Hollywood (per il mancato rispetto dei diritti). Credo invece che dovremmo farlo considerando anche effetti e benefici e sociali della pirateria", ha detto in un'intervista a Reuters Lawrence Liang, avvocato indiano di origini cinesi, esperto di proprietà intellettuale e creazione collaborativa dei contenuti, ospite ieri sera a Milano dell'evento Meet the Media Guru organizzato da Mgm Communication di Maria Grazia Mattei.

Di pirateria si parla solo in termini di legalità, osserva lo studioso, mentre si dovrebbero esplorarne anche altri campi. Come la curiosità, l'ispirazione e l'idea di creatività, "in un senso di produzione non di elite".

DAI PIRATI UN'UTOPIA DI REDISTRIBUZIONE

Da questo punto di vista, osserva, se si vede la stessa storia sociale dei pirati del passato, "Erano essenzialmente libertari, espropriati di un bene comune... si sono ribellati a un sistema creando un'alternativa, una sorta di utopia di redistribuzione", dice. Qualcosa da tenere a mente, aggiunge, mentre nell'era contemporanea è la tecnologia digitale a consentire "un'equa redistribuzione del potenziale di produzione".

Tra gli esempi, Liang cita proprio l'India, ricordando che sino agli anni Settanta l'industria discografica era in pratica monopolio di una sola società. Che per questo non si curava di musica di nicchie, né di forme e linguaggi locali. Ma la nascita di un'altra azienda, tutta all'insegna della pirateria, non solo ha messo fine in pochi anni al monopolio, dice. Distribuendo copie pirata prima delle originali, rielaborando liberamente canzoni e prodotti, mettendoli in vendita non in negozi specializzati ma in tutte le drogherie dietro l'angolo, ha moltiplicato la produzione valorizzando anche artisti e prodotti locali, promuovendo così alla fine la diversità culturale.

Qualcosa di simile, aggiunge, è accaduto anche nel cinema indiano, dove una miriade di piccole case cinematografiche a basso budget hanno moltiplicato prodotti e potenzialità di realizzarli. Lanciando su un mercato oltre ai prodotti di Bollywood (industria cinematografica tradizionale indiana), una miriade di film "poveri" ma anche dvd di ogni provenienza.   Continua...

 
<p>Lawrence Liang a Meet the Media guru con Maria Grazia Mattei. REUTERS/Ho</p>