Cina: caso Google non deve influenzare relazioni con Usa

martedì 23 marzo 2010 12:37
 

SAN FRANCISCO (Reuters) - La decisione di Google di chiudere il proprio sito cinese e reindirizzare gli utenti sul portale di Hong Kong, senza censura, è secondo Pechino un atto isolato che non dovrebbe influenzare i rapporti tra il Paese asiatico e gli Stati Uniti.

La decisione di Google è giunta in un momento in cui nelle relazioni tra Pechino e Washington ci sono frizioni su tutta una serie di questioni, dalla libertà su Internet al tasso di cambio dello yuan, dalla sanzioni economiche all'Iran alla vendita di armi americane a Taiwan.

La Cina ha perso poco tempo per dire a Google che la sua decisione ha irritato il governo, timoroso di allentare il controllo sui 384 milioni di utenti Internet cinesi.

Qin Gang, portavoce del ministero degli Esteri cinese, non ha detto esplicitamente se il governo consideri legale la mossa di Google, e si è limitato a dire che il caso sarà gestito secondo la legge.

"Il caso Google è l'atto individuale di una compagnia commerciale. Non credo che dovrebbe avere impatto sulle relazioni tra Cina e Usa, a meno che qualcuno non voglia politicizzarlo", ha detto Qin nel corso di una conferenza stampa.

Un funzionario anonimo dell'Ufficio Statale cinese per le Informazioni -- che aiuta a gestire la regolamentazione del Web -- ha detto però all'agenzia di stampa Xinhua che Google ha "violato la promessa scritta che ha fatto quando è entrata nel mercato cinese".

FUTURO INCERTO

Google ha detto che intende mantenere le operazioni di ricerca e sviluppo in Cina, e lasciare il personale del settore vendite nel Paese asiatico. La compagnia però probabilmente sarà tenuta d'occhio dai funzionari, dopo mesi di tensioni con Washington.

Gli utenti cinesi reindirizzati su Google.com.hk non possono tuttora accedere ai siti oggetto di censura, perché il firewall del governo continua a filtrare tutti i contenuti.   Continua...

 
<p>Crisantemi vicino a una insegna di Google al quartier generale della compagnia a Pechino. REUTERS/Jason Lee</p>