Siemens valuta alternative vendita apparecchi acustici

martedì 2 marzo 2010 18:50
 

FRANCOFORTE/MONACO/MILANO (Reuters) - La conglomerata industriale tedesca Siemens sta valutando soluzioni alternative alla cessione della divisione apparecchi acustici perché le offerte d'acquisto sono giudicate insufficienti. In particolare, Siemens sta ragionando sulle ipotesi di alleanza con società attive nella distribuzione e di sviluppo autonomo del business.

E' quanto ha detto, in occasione di un incontro con lo staff, Hermann Requardt, membro del consiglio di amministrazione di Siemens, secondo quanto riferito da due fonti presenti al vertice.

Requardt, che guida il settore healthcare di Siemens, ha spiegato che il gruppo tedesco è impegnato nella valutazione delle offerta per Siemens Audiologische Technik (Sat), la divisione che produce apparecchi acustici.

"Ha detto che Siemens è pronta a tenersi la divisione e, se necessario, ad investirvi", ha raccontato una fonte presente all'incontro. "Inoltre, è possibile che Sat sigli partnership nella distribuzione con gruppi attivi nel segmento, ma non a qualsiasi prezzo", ha aggiunto.

IL RUOLO DELLA DISTRIBUZIONE, L'IPOTESI AMPLIFON

Fra i clienti di Siemens attivi nella distribuzione di apparecchi acustici c'è l'italiana Amplifon.

Nelle settimane scorse, diverse fonti vicine al dossier avevano riferito che alcuni fra gli operatori di private equity in corsa per la divisione di Siemens stavano considerando la creazione di un polo industriale con Amplifon.

Una fonte Siemens ha detto a Reuters che Sat non dovrebbe essere venduta, in quanto le offerte, pervenute la settimana scorsa, sono tutte inferiori ai 2 miliardi di euro, soglia che la conglomerata tedesca considera come prezzo minimo accettabile.

Secondo la fonte, gli operatori finanziari sono restii a pagare più di 1,6 miliardi euro perché dovrebbero investire somme significative per creare una rete di distribuzione in grado di competere con la concorrente Sonova.   Continua...

 
<p>Il logo di Siemens su un edificio della conglomerata industriale tedesca a Monaco, in Germania. REUTERS/Michaela Rehle</p>