February 24, 2010 / 9:07 AM / 7 years ago

Video abusi disabile, condannati 3 dirigenti di Google

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<p>Il logo di Google.Jason Lee</p>

MILANO (Reuters) - Il tribunale di Milano ha condannato oggi a sei mesi di reclusione tre fra dirigenti ed ex dirigenti di Google, ritenuti colpevoli di violazione delle norme sulla privacy per non aver impedito la pubblicazione di un video in cui si vede un minore affetto da autismo insultato e umiliato dai compagni di classe su una piattaforma Web gestita dalla società californiana.

Il giudice ha assolto un quarto dirigente che era imputato nel processo, iniziato dopo le indagini scattate con la denuncia presentata dal padre del ragazzo disabile e dall'associazione Vividown.

La sentenza è stata definita da Google come una minaccia alla libertà del Web, e in serata l'ambasciata americana in Italia si è detta "delusa" dal verdetto, citando le parle della segretario di Stato Hillary Clinton, che nella polemica delle scorse settimane con la Cina sulla censura ha definito Internet libero come un "diritto umano".

Per i tre dirigenti condannati -- David Drummond (ex presidente del cda e legale di Google Italy e oggi Senior vice presidente e dirigente del servizio legale), George Reyes (ex membro del cda di Google Italy, ora in pensione) e Peter Fleischer (responsabile policy sulla privacy per l'Europa di Google) -- i pm Alfredo Robledo e Francesco Cajani avevano chiesto la condanna a un anno di reclusione.

Per Arvind Desikan (responsabile progetto Google Video per l'Europa), oggi assolto, era stata invece chiesta la condanna a sei mesi.

Tutti e quattro gli imputati sono stati ritenuti non colpevoli dell'accusa di diffamazione.

Attacco Alla Liberta' Di Internet

In un post pubblicato sul suo blog ufficiale, Google ha definito la vicenda una "minaccia al Web in Italia", e ha detto che farà appello contro la sentenza.

Secondo Marco Pancini, responsabile rapporti istituzionali della società, la decisione del tribunale è "a dir poco sorprendente".

"I nostri colleghi non hanno niente a che fare col video in questione: non sono nel video, non lo hanno girato, non lo hanno caricato, non lo hanno visionato... C'è un'altra importante ragione per la quale siamo profondamente turbati da questa decisione: ci troviamo di fronte ad un attacco dei principi fondamentali di libertà sui quali è stato costruito Internet", ha detto Pancini ai giornalisti.

E' la prima volta, spiega la società, che un suo dipendente viene condannato per violazione delle norme sulla privacy.

Il pm Robledo ha però commentato dopo la sentenza: "Noi non abbiamo mai sostenuto la censura della Rete, ma abbiamo detto con forza che il diritto di impresa deve essere contemperato al diritto della dignità della persona".

La sentenza ha provocato anche l'intervento della rappresentanza diplomatica statunitense, che pur senza citare direttamente la Cina, è sembrata voler paragonare l'operato dei giudici italiani a quello della censura cinese sul web.

"Siamo delusi dalla decisione di oggi che ha condannato dirigenti di Google... Pur riconoscendo la natura sensbile del materiale, non concordiamo sul fatto che i fornitori di servizi Internet siano responsabili in capo per la diffusione dei contenuti caricati dagli utenti", dice una nota trasmessa ai giornalisti.

"I principio fondamentale della libertà di Internet è vitale per le democrazie... La segretario di Stato Hillary Clinton ha chiarito il 21 gennaio che Internet libero è un diritto umano integrale che deve essere protetto nelle società libere. Mentre tutte le nazioni devono tenere alta la guardia contro gli abusi, il materiale offensivo non dovrebbe essere una scusa per violare questo diritto fondamentale".

Il video, girato con un videofonino tra la fine di maggio e l'inizio di giugno del 2006 da quattro studenti minorenni di un istituto torinese, era stato caricato su Google Video -- piattaforma di hosting per la condivisione video -- nel settembre 2006, ed è rimasto online fino al novembre seguente, data della denuncia dell'associazione.

Nel clip si vedevano i ragazzini insultare, deridere e umiliare il compagno disabile.

"L'associazione Vividown è molto soddisfatta per l'affermazione di responsabilità che ha pronunciato oggi il tribunale di Milano. Sarà molto importante leggere le motivazioni della sentenza anche per capire il percorso logico seguito dal giudice", ha detto al telefono a Reuters l'avvocato dell'associazione, Guido Camera.

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