23 novembre 2009 / 11:38 / 8 anni fa

Varese, biotech italiano esamina nuovi modelli di business

<p>Un ricercatore lavora in un laboratorio di biotecnologia. REUTERS/Arnd Wiegmann</p>

MILANO (Reuters) - Il settore italiano delle biotecnologie ha registrato un‘importante crescita negli ultimi anni grazie all‘innovazione e ora cerca nuove risorse per esprimere a pieno il proprio potenziale in campo internazionale.

E’ questo il tema al centro del Workshop CrESIT - Assobiotec 2009 dedicato ai Business models for biotech, in corso oggi a Ville Ponti (Varese), presenti accademici, manager di imprese biotech e pharma sia italiane che estere, venture capitalist ed advisor specializzati del settore, insieme ai rappresentanti delle istituzioni.

Secondo i dati diffusi nei giorni scorsi da Nicola Nicoletti, partner advisory, Pharma Leader PricewaterhouseCoopers, il mercato delle biotecnologie in Italia rappresenta il 13,4% del mercato europeo e l‘Italia delle biotecnologie sta progressivamente recuperando il ritardo maturato nei confronti dell‘Europa e degli Stati Uniti.

Il 95% circa del mercato delle biotecnologie italiano è rappresentato dal settore Healthcare.

Secondo tali stime, il mercato delle biotecnologie nel comparto Healthcare in Italia nel 2008 era composto da 190 società (prevalenza di piccole imprese e aziende start-up). Il settore presenta uno sviluppo recente: il 42% delle imprese sono state costituite dopo il 2000, il 30% dopo il 1990 e il 28% prima del 1990 .

Nel 2008 il settore contava circa 39.000 dipendenti di cui circa 7.700 impegnati in attività di R&S. E’ marcata la concentrazione territoriale: le aziende biotech sono concentrate in pochi ma importanti poli biotecnologici (tra cui l‘Arena science park di Trieste, il Science Park Raf di Milano, il Tls Science park di Siena).

Nel 2008 è cresciuto il tenore degli investimenti in R&S del settore delle biotecnologie Healthcare, circa Euro 1,3 miliardi, +13% nel 2008 rispetto al 2007, ed è aumentata anche l‘incidenza percentuale del numero di ricercatori sugli addetti di settore. In Italia vi sono in questo momento 136 prodotti in fase di test clinico, 73 in fase di sviluppo pre-clinico e 49 in fase di sperimentazione.

“Mai come ora il nostro Paese è chiamato a fare delle scelte precise in termini di politica industriale”, ha affermato in una nota Alberto Onetti, Direttore del CrESIT dell‘Università dell‘Insubria, presentando nei giorni scorsi l‘evento.

“Il biotech è strategico perché è un comparto emergente e presenta significative possibilità di crescita, a differenza di molti altri ambiti industriali in cui l‘Italia è attiva. E’ più che evidente come, a livello di politica industriale, gli investimenti e gli incentivi dovrebbero essere indirizzati verso i settori con prospettive di sviluppo e non verso quelli in declino”.

La crescita degli ultimi anni del biotech italiano, è stata tale che “siamo stati capaci di ritagliarci uno spazio crescente nel panorama internazionale, vincendo, come sistema-Italia, una sfida solo pochi anni fa impensabile, e collocandoci finalmente sul radar screen delle grandi compagnie biofarmaceutiche e biotecnologiche oltre che dei venture capitalist”, ha affermato invece Roberto Gradnik, Presidente di Assobiotec, che rappresenta oltre cento realtà biotech italiane. Descrivendo un comparto ancora giovane e con grandi potenzialità da esprimere, malgrado la difficile congiuntura economica internazionale.

”Ecco perché l‘esempio concreto delle best practises su cui focalizzeremo l‘attenzione al workshop può risultare prezioso per favorire la competitività del biotech italiano, oltre che lo sviluppo di prodotti innovativi e di posti di lavoro altamente qualificati, di cui c’è grande bisogno‘’ ha concluso Gradnik.

Esaminando alla vigilia dei lavori la storia di due casi aziendali di successo, Diasorin ed Eos, Nicoletti ha sottolineato che “le loro chiavi del successo sono state e continuano ad essere: la continua innovazione tecnologica, la specializzazione in specifici ambiti, la capacità di fund- raising, la validità scientifica dei progetti, l‘expertise ed il track record di successo del team, ed infine, l‘ottimizzazione dell‘utilizzo delle fonti finanziarie a disposizione attraverso una oculata gestione della struttura di costo e l‘incremento costante della produttività.”

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