17 novembre 2009 / 17:21 / tra 8 anni

Gb, operatore telefonico sotto accusa per violazione privacy

Di Peter Griffiths

<p>Un'immagine dall'alto della Corte Suprema britannica. REUTERS/Gareth Fuller/Pool</p>

LONDRA (Reuters) - Un operatore di telefonia mobile britannico ha ammesso che alcuni suoi dipendenti hanno venduto i dati personali di migliaia di utenti ad alcune compagnie rivali, violando la legge sulla privacy. E’ lo stesso Garante per la privacy a confermarlo.

L‘Information Commissioner Christopher Graham ha detto oggi che gli impiegati di questa azienda hanno venduto i dati dei clienti ai broker di altre compagnie di telefonia mobile per un’“importante somma di denaro”.

L‘authority, che non ha rivelato alcun nome di aziende o di individui, ha però confermato di voler agire contro queste persone e di voler chiedere il carcere in caso di colpevolezza.

L‘operatore in questione, definito da Graham come uno dei principali in Gran Bretagna, ha fatto sapere che gli impiegati vendevano ogni genere di dato sui clienti, dal tipo di contratto alla data di scadenza, dal nome all‘indirizzo dei soggetti.

Le compagnie rivali utilizzavano queste informazioni per contattare i clienti e offrire loro nuovi contratti con una nuova rete.

“Molto persone si saranno chieste come fosse possibile che queste aziende chiamassero proprio a ridosso della scadenza del precedente contratto”, si legge nel comunicato di Graham.

“Stiamo valutando tutte le prove con l‘intento di perseguire i colpevoli e con l‘intenzione di far chiudere tutte le aziende che non assicurino la protezione dei dati personali”.

I portavoce di Vodafone, Orange -- unità di France Telecom -- e O2, di proprietà della spagnola Telefonica, hanno già fatto sapere che le accuse non riguardano le loro aziende.

Un portavoce di 3 UK, di proprietà di Hutchison Whampoa, società di Hong Kong, ha detto che sta analizzando i rapporti. Virgin Media, dal canto suo, non ha voluto rilasciare commenti mentre non è stato possibile raggiungere nessun dirigente di T-Mobile Uk, unità di Deutsche Telekom.

L‘authority sta preparando l‘azione giudiziaria dopo aver ottenuto il mandato e sta analizzando anche le varie dichiarazioni. Un portavoce dell‘organo che si occupa della tutela della privacy ha preferito, però, non nominare l‘azienda coinvolta, limitandosi a dire che ha sede in Gran Bretagna.

Secondo Graham la violazione della Sezione 55 del Data Protection Act riguarderebbe migliaia di dati personali venduti illegalmente. La pratica sarebbe stata, tra l‘altro, particolarmente remunerativa.

“Le insignificanti multe che vengono applicate attualmente per questo genere di infrazioni non sono assolutamente un deterrente sufficiente. Il rischio di finire in carcere, invece, è un deterrente molto più efficace”, ha detto Graham.

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