November 4, 2009 / 4:32 PM / 8 years ago

Cina,gioco Warcraft scatena guerra burocratica per controllo web

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<p>Giovani cinesi giocano a videogiochi on line, in una foto d'archivio.China Photos ASW/TW</p>

PECHINO (Reuters) - Il ministero della Cultura cinese ha accusato l'autorità competente sulle pubblicazioni di aver chiuso l'accesso al popolare gioco di guerra on line, "World of Warcraft", alimentando una guerra interna all'apparato burocratico sul controllo di internet.

Il ministero ha rimproverato l'Amministrazione generale per la Stampa e le Pubblicazioni (Agsp), che aveva intimato a NetEase.com, società cinese che produce giochi on line, di non caricare l'ultima versione di "World of Warcraft" di Activision Blizzard.

Lo ha rivelato oggi il giornale "Informazione economica quotidiana".

Il conflitto tra le due agenzie, diventato - contrariamente alla prassi - di dominio pubblico, ha fatto emergere quell'intricato sottobosco di leggi con cui le società che lavorano con la Rete devono confrontarsi in Cina.

Il vertice del Partito comunista cinese aveva chiesto un controllo più stringente su internet e sui giochi on line, preoccupato dalla diffusione di immagini e idee che giudica pornografiche, dannose e sovversive.

Le agenzie del governo con interessi nel settore, a loro volta, hanno dimostrato un fervore particolare nell'implementare queste direttive, e sono entrate in competizione per assicurarsi il controllo di un settore potenzialmente remunerativo e prestigioso.

"Il ministero della Cultura crede che l'avviso partito dall'Agsp non sia conforme a importanti regole, e che vada palesemente al di là della sua competenza", ha detto Li Xiong, funzionario del ministero della Cultura responsabile delle questioni di mercato, citato dal giornale.

I commenti di Li fanno pensare che la guerra tra burocrazie su Warcraft, un gioco di ruolo in cui coloro che si iscrivono fanno ricerche, massacrano mostri e combattono tra di loro, potrebbe non concludersi a breve.

NetEase lunedì aveva detto che l'Agsp aveva rimandato indietro la richiesta di poter caricare l'ultima versione di "World of Warcraft", a causa di "grosse violazioni" dei regolamenti.

Il provvedimento però non riguarda la versione originale del videogioco.

Secondo quanto riferito dalla società, l'Agenzia generale aveva postato una dichiarazione sul suo sito in cui chiedeva a NetEase di impedire agli utenti iscritti di giocare al videogame e di cancellare tutti i nuovi account.

La mossa ha messo in forse il futuro del popolare gioco in Cina e fatto cadere le quotazioni di NetEase e Activision Blizzard.

A ottobre, l'Agsp aveva vietato molte forme di investimento straniero nel settore dei giochi on line, dal quale ci si aspetta una crescita tra il 30 e il 50% per un valore di quattro miliardi di dollari.

Ma la disputa burocratica potrebbe creare una breccia in uno stile di governo che di solito privilegia la riservatezza.

A fine giugno, il ministero dell'Industria e dell'Informazione tecnologica , che ha cercato di estendere il suo controllo anche sui contenuti di internet, aveva scartato il progetto di costringere i produttori di computer a incorporare un programma per filtrare la navigazione (cioè impedire l'accesso a certi siti, ndr) negli apparecchi venduti nel paese.

Il piano detto "diga verde", che a detta dei funzionari aveva come obiettivo la lotta alla pornografia, sarebbe dovuto partire il primo luglio ma è stato impallinato da coloro che avevano denunciato la censura, le lobby dell'industria e i funzionari di Washington, perché politicamente invasivo, tecnicamente inefficace e sleale sotto il profilo commerciale.

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