23 ottobre 2009 / 15:06 / tra 8 anni

Paesi poveri devono potenziare la banda larga, dice agenzia Onu

<p>Telefonino in un Paese dell'Africa. REUTERS</p>

di Jonathan Lynn

GINEVRA (Reuters) - I paesi in via di sviluppo rischiano di perdere i benefici dell’“information technology” perché non provvisti di reti a banda larga. E’ quanto sostiene una delle agenzie delle Nazioni Unite.

La mancanza della rete Internet a banda larga priva questi paesi della possibilità di mettere in piedi attività all‘estero, ha detto la Conferenza delle Nazioni Unite su Commercio e Sviluppo (Unctad) nel suo ultimo rapporto, diffuso oggi.

E (questa mancanza) impedisce alle persone di beneficiare di tutte le possibilità offerte dalla telefonia mobile, che sta vivendo un momento di incredibile espansione nei paesi poveri.

“Il superamento del gap digitale rimane una delle sfide chiave per lo sviluppo”, ha detto il vicesegretario generale dell‘Unctad Petko Draganov.

“Quello che è conosciuto come il ‘gap della banda larga’, per esempio, sta diventando un grave handicap per le imprese in molto paesi a basso sviluppo”, ha detto nel corso di un briefing convocato per presentare l’“Information economy report” dell‘Unctad.

Società e utenti dei paesi sviluppati hanno probabilità 200 volte maggiori di avere accesso a reti a banda larga che nei paesi in via di sviluppo, sostiene il rapporto.

E il costo dell‘accesso alla banda larga varia non poco, dagli oltre 1300 dollari di Burkina Faso, la Repubblica Centro Africana e Swaziland ai nemmeno 13 dollari di Egitto e Tunisia.

La banda larga è essenziale per attività all‘estero come i call center e quelle di back office, sulle quali hanno deciso di puntare molti paesi in via di sviluppo in Africa, nei Caraibi e in Asia.

E’ probabile che queste attività conoscano una crescita nonostante la crisi, perché permettono alle società aventi sedi nei paesi sviluppati di tagliare i costi, spiega la nota dell‘Unctad.

La banda larga consente agli utenti di usare meglio i cellulari, sostituendo i computer come strumento di riferimento, nei paesi più poveri, nell‘ambito dell‘informazione e della comunicazione tecnologica.

In questi paesi, le persone si servono dei cellulari per svolgere operazioni bancarie, controllare i mercati e le previsioni del tempo, evitando di perdere tempo in viaggio e vedendo aumentata in modo notevole la loro produttività, spiega l‘agenzia.

E il risultato è che la diffusione dei cellulari sta crescendo. In Africa, il numero di coloro che hanno un contratto con una compagnia di telefonia mobile è 20 volte superiore a quello di coloro che si appoggiano alla rete fissa , e in India si sono registrati quasi 100 milioni di utenti in più soltanto nei primi sette mesi dell‘anno.

Comunque, la crisi economica ha inciso anche sulle vendite di apparecchi come telefonini, computer e il loro mercato ha subito un calo quasi drammatico l‘anno scorso, se si guarda alle cifre che provengono dai sei maggiori esportatori di beni legati all‘informazione e alla comunicazione tecnologica, e cioè Cina, Singapore, Giappone, Hong Kong, Stati Uniti e Germania.

Le esportazioni si sono riprese quest‘anno , soprattutto quelle della Cina, che adesso è in assoluto il maggior esportatore di questi beni.

Questa è la conseguenza del progressivo dominio nel settore che sta instaurando l‘Asia, che già nel 2007 vantava la metà delle esportazioni di apparecchi tecnologici, spiega il documento dell‘Unctad.

L‘export di strumenti dell‘informazione e comunicazione tecnologica non sta soltanto crescendo in Cina più velocemente che altrove, ma è addirittura il settore che cresce di più in assoluto in queI paese.

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