Pubblicità online: Grande Fratello o servizio ai clienti?

giovedì 8 ottobre 2009 16:42
 

di Basil Katz

NEW YORK (Reuters) - Operatori di mercato e associazioni per la tutela dei consumatori si stanno preparando negli Stati Uniti a una battaglia contro le regole sulla pubblicità online personalizzata in base alle abitudini individuali di ricerca sul web, che spesso vengono tracciate senza il permesso degli utenti.

Il Congresso Usa interverrà nelle prossime settimane sull'argomento, con una proposta di legge alla Camera dei Rappresentanti una legge che prevede l'obbligo per i siti web di dichiarare esplicitamente il modo in cui le informazioni vengono utilizzate di dare agli utenti la possibilità di non consentirlo.

Sono in gioco un settore da 1 miliardo di dollari e la privacy dei consumatori.

Inserzionisti e famosi siti web sostengono che gli utenti preferiscono vedere annunci rispondenti ai loro interessi e che devono accettare la pubblicità come condizione necessaria per poter accedere gratuitamente ai contenuti.

Ma il 75% degli americani hanno dichiarato -- secondo un'indagine recente -- di essere contrari alla pubblicità "su misura" se questo significa che le loro abitudini online vengono controllate.

"La gente vuole gli aspetti positivi del web, ma non considera l'aspetto del controllo", ha detto Stephen Baker, autore di "The Numerati", che parla delle dimensioni della raccolta dei dati online. "E quando ne sentono parlare, rabbrividiscono".

I ricercatori dell'Università di Berkeley, in California, e dell'Università della Pennsylvania -- che dal 18 giugno al 2 luglio hanno intervistato 1.000 americani -- hanno concluso che il controllo delle abitudini di navigazione online per scopi pubblicitari è percepito come sbagliato.

L'indagine è stata condotta in un momento caldo del dibattito in corso a Washington sulla privacy e la pubblicità online, ha commentato Mike Zaneis, vice presidente per le politiche pubbliche di Interactive Advertising Bureau, un'associazione commerciale di settore.   Continua...

 
<p>Un laptop in un Internet Caf&egrave; di Londra. REUTERS/Toby Melville</p>