October 5, 2009 / 3:49 PM / 8 years ago

Nuovi media opportunità per stampa locale, dice guru Johnson

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<p>Steven Berlin JohnsonHo</p>

di Roberto Bonzio

MILANO (Reuters) - Internet e i nuovi media? Possono essere una risorsa straordinaria, per la stampa tradizionale, in particolare quella locale. A patto di considerarli un'opportunità e non una minaccia. Accettando che l'informazione non sia più un mondo a parte per addetti ai lavori. E che gli utenti sempre più protagonisti, oltre a contribuire e scegliere i contenuti, siano in grado addirittura di modificarne gli strumenti.

E' quanto afferma uno scrittore giornalista americano, che lo scorso giugno con un articolo sul sito di microblogging e social network Twitter e l'innovazione è finito sulla copertina del settimanale "Time".

"Nella sua struttura, il web sta ricreando quell'ambiente cittadino di aggregazione, che facendo un posto, dialogando e condividendo idee, ha avuto nel Rinascimento un ruolo incredibile nell'innovazione", dice a Reuters Steven Berlin Johnson, stasera ospite a Milano di "Meet the Media" Guru alla Mediateca Santa Teresa, organizzato da MGM Communications.

Quell'aggregazione nel Rinascimento italiano, osserva, è stata cruciale per rinnovare modelli economici e tecnologia. Ed a quelle radici occorre tornare per guardare al futuro, dice Johnson. Sottolineando però come Internet oggi consenta queste aggregazioni da angoli diversi del pianeta.

Gli Utenti I Nuovi Protagonisti

La rivoluzione in corso ha fatto vittime illustri nel campo della stampa. Ma lo scrittore considera il web un'opportunità di rigenerazione per il mondo dell'informazione. Le tecnologie stanno rivoluzionando il rapporto tra professionisti dell'informazione e utenti, osserva. "Questo non significa che ogni singolo contenuto mediatico sarà creato da non professionisti, dal pubblico o dagli utenti di Twitter. Ma che ogni singolo contenuto sarà in qualche modo cambiato da questo pubblico", osserva. E cioè, che se saranno ancora i giornalisti tradizionali a scrivere articoli e gli editori a pubblicarli, "il modo in cui un articolo diventerà quello di cui tutti parlano lo deciderà il pubblico". L'isola dei media sparirà, dice. Trasformata da una democratizzazione attraverso le tecnologie.

Come affrontare la rivoluzione? Considerandola innanzitutto un'opportunità, invece di prefigurare catastrofi perché un modello di business è andato in crisi. "E pensare ad uno scenario in cui di fatto le cose migliorano, la copertura è più estesa, il numero di persone coinvolte nel processo più alto". dice Johnson. Sicuro che grazie a questa interazione possibile con gli utenti, sarà soprattutto l'informazione locale a poter diventare molto migliore rispetto a 20 o 30 anni fa.

L'opportunità per questa informazione locale, per Johnson, è quella di interagire con blogger e utenti che su fatti locali, da un consiglio scolastico a problemi di traffico al nuovo parco dietro casa, sono davvero i più competenti, vivendo nella comunità. I giornali potrebbero essere arricchiti da contenuti gratuiti e potrebbero in parte compensare i blogger con le inserzioni locali. Dove a suo giudizio si nasconde nel prossimo futuro un vero tesoro. Che è quello di pubblicità mirate, selezionate per il pubblico di una zona o con certe caratteristiche. E questa raccolta non la può fare Google nè un blogger, la può fare un giornale locale, dice. A patto di sapersi trasformare proprio in rete di inserzioni locali, che dal sito del giornale si estenda a blog collegati. Un business che Internet sui portatili esalterà, con la possibilità di raggiungere gli utenti con offerte mirate proprio mentre sono in zona.

Certo, ammette Johnson, l'attività nei media non sarà più redditizia come quando i giornali avevano il monopolio. "Magari, invece del 40% avranno solo profitti del 20%. Ma l'interesse pubblico non è che il business dei media abbia utili straordinari, è solo che sia in utile", afferma.

STRUMENTI MODIFICABILI, RIVOLUZIONE NEL SETTORE PUBBLICO E NON PROFIT

Ma la novità, dice il giornalista, non è più come gli utenti possono usare queste nuove tecnologie. Ma come possano reinventarle. Twitter, dice, è passato in due anni da microblogging di curiosità personali a strumento per organizzare proteste in Iran. E ora arricchito con nuovi software, sviluppati da persone esterne all'azienda, ha servizi di localizzazione degli interlocutori e in prospettiva ricerca sui contenuti condivisi e scambiati che possono essere la base per un nuovo business: quello della "ricerca personalizzata" di contenuti scelti da amici, non più quindi nel mare dei risultati generici offerti da Google.

Ma la più grande rivoluzione che Johnson immagina per il futuro è quello del settore pubblico. Se governi e non profit che iniziano a innovare usando strumenti e applicazioni renderanno accessibili una serie di documenti al servizio dei cittadini, come ad esempio database sulla criminalità in un quartiere.

Come insegnano i casi di Wikipedia (enciclopedia collaborativa) e dell'open source (software modificabili), ci sono attività non profit capaci di funzionare con successo, al di fuori del tradizionale dinamiche di mercato.

"Le opportunità di innovare non sono minori che nel settore privato. Se si pensa al governo come ad una piattaforma (di contenuti) e non più come ad un potere centrale", afferma Johnson.

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