30 settembre 2009 / 10:41 / 8 anni fa

Made in Italy nuovo prototipo "tsunamometro", dice il Cnr

MILANO (Reuters) - Un nuovo progetto per un sistema che monitori le onde anomale causate da terremoti, per lanciare tempestivamente l‘allarme, è stato realizzato di recente da scienziati italiani nell‘ambito di un progetto europeo.

E’ quanto annuncia in una nota il Centro Nazionale delle Ricerche, dopo che ieri una serie di onde gigantesche causate da un sisma nel profondo dell‘Oceano Pacifico si sono abbattute sulle isole Samoa, causando si teme oltre cento vittime.

Non tutti i terremoti sottomarini generano onde anomale e fino ad ora non esistono sistemi di allerta efficaci per prevedere con certezza la generazione di uno tsunami, dice il Cnr. Mentre quando il terremoto avviene vicino alla costa si pone il difficile problema di allertare in tempi brevissimi la popolazione che vive nelle zone costiere. Si calcola che nel caso delle Samoa, dalla registrazione dell‘evento all‘arrivo dell‘onda sulla costa siano passati appena 12 minuti.

La novità made in Italy è una stazione abissale, “Geostar”, che è stata installata nel Golfo di Cadice, a oltre 3.200 metri di profondità, dall‘Istituto di scienze marine del Consiglio Nazionale delle Ricerche di Bologna (Ismar-Cnr), che coordina il progetto Nearest della Commissione Europea, con la partecipazione tra gli altri dell‘Istituto nazionale di vulcanologia e geofisica (Ingv), dell‘Inaf e della Tecnomare-Eni spa. Un progetto, spiega la nota, che prevede di mettere i sensori direttamente sulle strutture a rischio e di monitorarle nel tempo avvalendosi di uno strumento di nuova concezione.

“Abbiamo progettato uno strumento che misura anche in zona di generazione del sisma, con l‘obbiettivo di rilevare immediatamente (il fenomeno e lanciare l‘allarme) in meno di cinque minuti... stiamo sviluppando altre cose, lavorando anche su segnali precursori del maremoto”, dice a Reuters Francesco Chierici, ricercatore dell‘Istituto di Radioastronomia dell‘Istituto Nazionale di Astrofisica che ha partecipato al progetto, preannunciando l‘imminente pubblicazione della ricerca su una rivista scientifica internazionale.

STUDIARE I SISMI CON UNA STAZIONE ABISSALE

“Lo ‘tsunamometro’ si basa su un doppio controllo del segnale sismico e di pressione e tiene conto dei movimenti del fondo del mare: rileva, misura e registra i cambiamenti che avvengono sul fondo ed è in grado di elaborare i dati per riconoscere variazioni di pressione dell‘ordine del centimetro nella colonna d‘acqua”, dice in una dichiarazione spiega Nevio Zitellini, direttore dell‘Ismar-Cnr.

“Lo studio dell‘accoppiamento fra il moto del fondo del mare e la perturbazione della colonna d‘acqua da esso generata è infatti una delle chiavi per comprendere l‘irrisolto problema scientifico della generazione degli tsunami in seguito a forti terremoti”, spiega ancora lo scienziato.

Il posizionamento di Geostar da parte della nave oceanografica Urania del Cnr è avvenuto su una gigantesca struttura geologica, larga circa 50 km e lunga circa 100, che agendo come una sorta di pistone di roccia può trasferire grandi quantità di energia alla colonna d‘acqua, generando così un maremoto.

Nel Golfo di Cadice sono state individuate le principali strutture sismotettoniche che potrebbero causare un terremoto tsunamigenico: il tratto di costa che si estende al di fuori delle Colonne d‘Ercole nel 1755 fu devastato da un‘onda di maremoto, generata dal più grande terremoto mai avvenuto in Europa occidentale di cui si ha memoria storica.

L‘obiettivo è collocare i sensori direttamente sulla “sorgente” tettonica per monitorarne i movimenti e riconoscere immediatamente l‘eventuale generazione di uno tsunami.

Per inviare l‘allerta a terra in tempi brevi, l‘osservatorio abissale è in collegamento acustico con una boa di superficie attrezzata e i segnali sono ricevuti, oltre che dai computer di controllo di Roma, Bologna e Venezia, dall‘Istituto meteorologico di Lisbona, dal Centro di Geofisica di Granada e dal Consiglio nazionale per la ricerca scientifica di Rabat.

La stazione Geostar è corredata anche di strumentazione geofisica (sismometro, idrofono, gravimetro) e oceanografica e può ricevere comandi da terra ed essere riprogrammata.

Alla fine della missione, l‘osservatorio verrà recuperato da ‘Modus’ (Mobile Docker for Underwater Sciences), un veicolo appositamente sviluppato dai colleghi tedeschi del Politecnico e dell‘Università Tecnica di Berlino.

L‘esperimento, spiega il Cnr, è un primo passo verso l‘installazione di un osservatorio permanente nel golfo di Cadice, nodo della futura rete sottomarina Emso (European Multidisciplinary Seafloor Observatory), che la Comunità Europea intende sviluppare dall‘Artico al Mediterraneo, fino al Mar Nero.

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