Venezia, Greenaway "hi tech" proclama la morte del cinema

venerdì 11 settembre 2009 18:48
 

di Roberto Bonzio

VENEZIA (Reuters) - Il cinema come l'abbiamo conosciuto è destinato a sparire, per questo un posto come la Mostra del Cinema non ha più senso. A dirlo è un maestro del grande schermo, Peter Greenaway, in scena stasera fuori concorso a Venezia con "The Marriage", parte di un progetto multimediale che il regista britannico ha intrapreso da qualche anno rileggendo con installazioni tra immagini, musica e sculture grandi capolavori dell'arte, dalla Ronda di Notte di Rembrandt all'Ultima Cena di Leonardo da Vinci.

"The Marriage" è dedicato alla Nozze di Caana di Veronese (l'installazione a Venezia è ospitata a San Giorgio), mentre Greenaway proporrà al Lido una rilettura in una chiave inedita di quello che definisce "Live Cinema".

"Ci sono 126 personaggi, ricostruzioni a 360 gradi... abbiamo finito questo lavoro 24 ore fa, non abbiamo ancora un film ma cinque clip associate al film", dice a Reuters Greenaway, spiegando che con il suo "Live Cinema" si propone di riportare il mondo dei film in una sorta di ritorno alle origini, quasi circo e varietà, con un contatto rinnovato col pubblico, non più spettatore passivo.

"Sono diventato una sorta di 'VJ', giro il mondo e incontro grandi pubblici... con attrezzature molto sofisticate", spiega. E si dice molto interessato a cosa il cinema sarà nel futuro. "Di certo non sarà noioso, non sarà star seduti nella sala buia con tutti che guardano in una direzione".

"Deve diventare qualcosa di meglio. E sto cercando per quanto posso di connettere la nozione di cinema a due parole (comuni nel giornalismo): interattività e multimediale. E il cinema può essere entrambe".

Il regista, che ha all'attivo capolavori quali "I misteri del giardino di Compton House", "L'ultima tempesta", "I racconti del cuscino", è convinto che il cinema come è stato nel Ventesimo Secolo sia ormai un fenomeno superato: "I giovani non vanno più al cinema e non guardano più la tv. C'è una nuova 'laptop generation' che comunica con Facebook. E la nozione di cinema sta cambiando, che piaccia o meno, in una comunità ... i ragazzi i film vogliono farli da soli con laptop, sta diventando un settore fai da te non più per élite, non più organizzato da Hollywood".

"E se voglio continuare a rivolgermi al pubblico, ai giovani che davvero trovo eccitanti, devo cambiare modo di fare film. E posti come la Mostra del Cinema sono oggi una completa perdita di tempo, un'istituzione creata da Mussolini negli Anni Trenta, ora siamo 70 anni dopo abbiamo bisogno di festival?".

L'interazione con un pubblico non più passivo, che con laptop, telefonini e YouTube può fare film costituisce per gli artisti "un dialogo molto più ricco e sofisticato ... ai tempi dei romani c'era un creativo ogni milione di persone, dopo la Seconda guerra mondiale forse 250 ogni milione, oggi con laptop e videocamera può essere uno su uno. Se crediamo nella democrazia nella politica, perché non credere nella democrazia nell'arte", aggiunge.   Continua...