ICT, studio: ragazze pensano sia "da maschi" e snobbano settore

mercoledì 26 agosto 2009 14:09
 

MILANO (Reuters) - Più della metà delle ragazze italiane interessate all'informatica non proseguono gli studi nel settore, scoraggiate principalmente dalla mancanza di modelli e dallo stereotipo che sia "un mondo da uomini".

A dirlo è lo studio "Donne e ICT: perché le ragazze non entrano nel mondo della tecnologia" condotto da Cisco, leader mondiale nel settore delle reti, per conto della EUN Schoolnet, una partnership internazionale composta dai 31 ministeri dell'Istruzione dei paesi europei.

Dall'indagine - che ha coinvolto studenti e insegnanti delle scuole superiori e genitori in Italia, Francia, Paesi Bassi, Polonia e Regno Unito - emerge che in tutti i paesi le ragazze hanno attitudini e interesse per l'informatica pari se non superiori a quelli dei loro coetanei di sesso maschile; ciò nonostante, in media il 50% delle ragazze che si dichiarano interessate all'ICT non prosegue gli studi nel settore.

In Italia, in particolare, il 76% delle studentesse coinvolte nella ricerca si sono dichiarate "interessate o molto interessate" all'ICT, ma ben il 61% di loro si è detta orientata a fare altre scelte di studi e carriera, e soltanto il 15% è positivamente decisa ad entrare nel settore informatico.

Secondo la ricerca, a monte della scelta c'è un meccanismo di autoesclusione, influenzato dal perpetuarsi di stereotipi sulla natura "maschile" dell'informatica. Stereotipi che genitori e insegnati contribuiscono ad alimentare: alla richiesta di valutare diversi tipi di lavori nel mondo dell'informatica, infatti, gli interpellati hanno in maggioranza affermato che sono più adatti agli uomini.

In Italia, inoltre, pesa la generale mancanza di modelli femminili a cui guardare per ispirarsi, comprendere il ruolo e il contributo delle tecnologie nella società, capire quali tipi di lavoro si possono fare nel settore. I principali modelli citati dalle ragazze - madri e insegnanti di sesso femminile - usano infatti il pc meno degli uomini e per fare meno cose: oltre il 50% delle madri stanno al computer meno di mezz'ora al giorno, e solo il 5% ha dichiarato di avere competenze minime "di networking" (la capacità di risolvere in autonomia piccoli problemi di rete domestica).

E così - conclude lo studio - si disperdono talenti e capacità molto richiesti e in grado di fare la differenza in un settore che conta 12 milioni di posti di lavoro e che nel 2010, secondo dati del Cepis (rapporto E-Skills in Europe 2007), vedrà 70.000 posti di lavoro rimanere vacanti a causa della mancanza di personale specializzato.

A mancare all'appello sono proprio quelle che il Commissario per l'Information Society e i Media dell'Unione Europea Viviane Reading definisce, nell'introduzione alla ricerca, le "cyberellas": donne dotate delle competenze digitali del futuro, essenziali per assicurare al continente un ruolo importante nel settore ICT di domani.

 
<p>Una donna si rif&agrave; il trucco davanti al pc. REUTERS/Luke MacGregor (BRITAIN BUSINESS)</p>