Si amplia la "Enciclopedia della Vita", e aiuta la ricerca

domenica 23 agosto 2009 18:09
 

OSLO (Reuters) - Una enciclopedia online che si prefigge di descrivere ogni specie animale e vegetale sul pianeta ha raggiunto le 170.000 voci e sta contribuendo ad aiutare la ricerca sull'invecchiamento, i cambiamenti climatici e persino sulla diffusione dei parassiti.

La "Enciclopedia della Vita" (www.eol.org), un progetto che dovrebbe costare 100 milioni di dollari lanciato nel 2007, dichiara che si prefigge di descrivere tutte le specie conosciute (in totale un milione e 800.000), dalle albicocche alle zebre, entro un decennio.

"Ci stiamo velocizzando", ha detto oggi il direttore esecutivo di Eol, che ha sede presso lo Smithsonian Institution a Washington, delle 170.000 voci con contenuti in un formato comune passato al vaglio degli esperti. Un anno fa, c'erano 30.000 voci.

Il dirigente ha detto che tutti, dallo scienziato all'alunno di scuola elementare, potranno usare Eol come una "guida sul campo" o contribuire con una osservazione o una fotografia di un animale in una zona dove non si era mai visto prima, in alcuni casi un segno di cambiamenti climatici.

L'Enciclopedia sta aiutando gli scienziati che studiano l'invecchiamento umano, per esempio, esaminando la assai diversa durata della vita delle specie legate fra loro.

Per esempio un pipistrello latinoamericano, il Tabarida brasiliensis, vive molto di più di topi suoi "parenti" di stazza simile, forse perché il suo corpo ha un meccanismo che limita i danni alle proteine nelle sue cellule. E alcune farfalle che si cibano di frutta vivono di più di specie a loro simili.

"Sta funzionando bene, la comunità scientifica che lavora sull'invecchiamento ha adottato Eol", ha detto a Reuters Edwards.

E l'Enciclopedia sta cercando di aiutare a combattere i parassiti come una tarma nei Balcani che si è diffusa molto velocemente in Europa negli ultimi 20 anni. Attacca le foglie degli ippocastani e le fa ingiallire e seccare a metà estate.

La tarma, la Cameraria ohridella, "si trova ora più o meno in tutta Europa e rappresenta una minaccia per gli ecosistemi nel Sudest Asiatico, in Nord America e altrove, dove ci sono i meravigliosi ippocastani", spiega David Lees del Museo di Storia Naturale di Londra.

Eol dice che potrebbe contribuire "al riconoscimento pubblico e alla consapevolezza di queste specie invasive attraverso descrizioni dettagliate e mappe, aiutando a rallentare la loro diffusione e a favorire l'adozione di contromisure più rapide ed efficaci".

 
<p>Immagine d'archivio di due panda giganti. REUTERS/Tyrone Siu (CHINA ANIMALS SOCIETY)</p>