Usa chiedono a Cina di rinunciare a nuovo filtro Internet

giovedì 25 giugno 2009 09:44
 

di Chris Buckley e Doug Palmer

PECHINO (Reuters) - Ai motivi di discussione tra Cina e Stati Uniti si è da poco aggiunto anche Internet, dopo che Washington ha ufficialmente chiesto a Pechino di abbandonare il suo progetto di dotare i computer venduti e fabbricati in Cina dal primo luglio di un software che faccia da filtro ai contenuti del web.

I responsabili del commercio Usa hanno detto che questo programma cinese potrebbe violare le regole internazionali del commercio, e certamente questa disputa rischia di incrinare nuovamente i rapporti tra le due superpotenze che stanno tentando di cooperare per tirare il mondo fuori dalla crisi economica.

Per un motivo diverso dalla vicenda del filtro internet, Stati Uniti e Unione europea avevano già annunciato, martedì scorso, di voler presentare protesta formale all'Organizzazione Mondiale del Commercio sul tema dei limiti alle esportazioni cinesi su alcuni materiali grezzi.

Pechino ha respinto l'accusa di violazione delle regole internazionali, sostenendo di agire perfettamente nell'ambito delle norme Wto.

Il Segretario del Commercio Usa Gary Locke e il Rappresentante per il Commercio Ron Kirk hanno manifestato la loro preoccupazione per quanto riguarda il filtro "Green Dam" in una lettera congiunta ai responsabili commerciali di Pechino.

"La Cina sta mettendo le aziende in una situazione insostenibile, chiedendo loro, senza nessun tipo di avviso pubblico, di preinstallare questo software, che sembra poter creare disfunzioni per la sicurezza della rete e implicazioni da un punto di vista della censura", ha fatto sapere Locke attraverso un comunicato.

La Cina ha ribattuto che il filtro Green Dam è stato progettato per difendere i bambini dalla pornografia e dalle immagini violente che circolano su internet, e ha precisato che il termine ultimo del primo luglio per l'implementazione di questo software in tutti i pc non verrà cambiato.

Un funzionario del Ministero Cinese del Commercio, che gestisce i rapporti commerciali, ha fatto sapere che né il ministro del Commercio né quello dell'Industria e dell'Information Technology hanno intenzione di rispondere alle accuse americane.

I critici sostengono che il programma, venduto dalla Jinhui Computer System Engineering, sia tecnicamente difettoso e che abbia lo scopo ultimo di bloccare siti che Pechino considera politicamente offensivi.

"Proteggere i bambini da contenuti inappropriati è un obiettivo legittimo, ma questo filtro ha uno scopo più ampio", ha concluso Kirk.

 
<p>Utenti usano computer all'interno di un Internet cafe REUTERS/Aly Song</p>