Iran, caso Neda prova di citizen journalism scatenato

martedì 23 giugno 2009 19:41
 

di Sara Ledwith

LONDRA (Reuters) - Le inquadrature su Youtube di "'Neda", la giovanissima iraniana col volto coperto di sangue sono un'immagine terribile di quella che qualcuno ha chiamato la primavera di Teheran. Ma dimostrano anche il genio scatenato di alcuni citizen journalist.

Identificata nel sito Web di condivisione di immagini Flickr come Neda Agha Soltan, la ragazza mostrata su immagini catturate col videotelefonino, in apparenza colpita da armi da fuoco, al culmine delle proteste per le contestate elezioni in Iran, hanno scatenato una reazione appassionata ovunque.

Soprannominata un "angelo assassinato" sul popolare sito cinese Sina.com, il suo nome in persiano porta a 15.300 risultati secondo Google.

In Russia, Moskovsky Komsomolets, quotidiano russo con 2,1 milioni di copie di diffusione, ha pubblicato un articolo su di lei a pagina quattro.

"Si chiamava amata Neda Agha-Soltan e studiava filosofia al dipartimento dell'Università di Teheran", scrive il giornale. "Nell'ultimo fine settimana è diventata un'icona del movimento di opposizione e la sua foto è esibita dai sostenitori di Mousavi, molti dei quali minacciano vendetta".

Le immagini sono giunte da una fonte Internet che Reuters conosce. Da quando Reuters ed altri media stranieri sono soggetti a restrizioni da parte dell'Iran nella possibilità di fare i giornalisti, di filmare o fare foto a Teheran, dipendono sempre più da persone come quelle che con videofonino hanno registrato la morte di Neda.

L'Iran ha più connessioni Internet di qualsiasi altro Paese del Medio Oriente. Secondo il podcast di tecnologia "The World" il primo blogger fu arrestato nel 2003. Così come per alcuni commentatori, è un posto adatto per il citizen journalism attraverso siti come Twitter, Facebook e Youtube. Altri vedono l'arrivo di una complicata rivoluzione.

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<p>Una drammatica immagine della morte della giovane studentessa iraniana, diventata un simbolo delle proteste, da un vidoe su YouTube. REUTERS/Ho New</p>