23 giugno 2009 / 16:16 / 8 anni fa

Iran, caso Neda prova di citizen journalism scatenato

<p>Una drammatica immagine della morte della giovane studentessa iraniana, diventata un simbolo delle proteste, da un vidoe su YouTube. REUTERS/Ho New</p>

di Sara Ledwith

LONDRA (Reuters) - Le inquadrature su Youtube di “‘Neda”, la giovanissima iraniana col volto coperto di sangue sono un‘immagine terribile di quella che qualcuno ha chiamato la primavera di Teheran. Ma dimostrano anche il genio scatenato di alcuni citizen journalist.

Identificata nel sito Web di condivisione di immagini Flickr come Neda Agha Soltan, la ragazza mostrata su immagini catturate col videotelefonino, in apparenza colpita da armi da fuoco, al culmine delle proteste per le contestate elezioni in Iran, hanno scatenato una reazione appassionata ovunque.

Soprannominata un “angelo assassinato” sul popolare sito cinese Sina.com, il suo nome in persiano porta a 15.300 risultati secondo Google.

In Russia, Moskovsky Komsomolets, quotidiano russo con 2,1 milioni di copie di diffusione, ha pubblicato un articolo su di lei a pagina quattro.

“Si chiamava amata Neda Agha-Soltan e studiava filosofia al dipartimento dell‘Università di Teheran”, scrive il giornale. “Nell‘ultimo fine settimana è diventata un‘icona del movimento di opposizione e la sua foto è esibita dai sostenitori di Mousavi, molti dei quali minacciano vendetta”.

Le immagini sono giunte da una fonte Internet che Reuters conosce. Da quando Reuters ed altri media stranieri sono soggetti a restrizioni da parte dell‘Iran nella possibilità di fare i giornalisti, di filmare o fare foto a Teheran, dipendono sempre più da persone come quelle che con videofonino hanno registrato la morte di Neda.

L‘Iran ha più connessioni Internet di qualsiasi altro Paese del Medio Oriente. Secondo il podcast di tecnologia “The World” il primo blogger fu arrestato nel 2003. Così come per alcuni commentatori, è un posto adatto per il citizen journalism attraverso siti come Twitter, Facebook e Youtube. Altri vedono l‘arrivo di una complicata rivoluzione.

TWITTER PROTAGONISTA

Nei primi giorni dopo le elezioni, il sito di microblogging Twitter è stato in primo piano come strumento Internet messo a disposizione di persone di un Paese il cui accesso dall‘Iran era bloccato.

Le persone che hanno inserito messaggi mirati ad aiutare gli iraniani ad evitare i filtri imposti dal governo ha toccato il picco quando celebrità come l‘attore britannico Stephen Fry vi hanno partecipato, per ricordare che anche le autorità iraniane hanno accesso a Twitter.

Ma è stato attraverso questi strumenti che le persone sono riuscite a far passare immagini nel mondo.

Un problema giornalistico con le immagini delle manifestazioni e delle violenze è che dietro a quanto si vede o può essere verificato tecnologicamente, il contesto o le identità delle persone coinvolte spesso non possono essere verificate in modo indipendente.

Alcune fonti controllano quel che viene proposto, partendo dall‘identificazione di chi fornisce i contenuti, contattando via email quando possibile ed usando i metadati che le immagini hanno per verificare, quando e sempre più, dove sono state prese.

“Dobbiamo attenerci agli stessi standard giornalistici della stampa tradizionale”, dice Jonathan Tepper, a capo del sito Web di foto Demotix, che ha piazzato diverse immagini scattate dalla gente sul campo in Iran negli ultimi giorni sui media principali.

“Le cose che sono vere tendono a rafforzarsi da sole”, dice a Reuters, riferendosi alla molteplicità degli scatti che arrivano da ogni evento. Il sito riconosce i diritti delle foto, compensando i fotografi con una media di circa 174 euro per foto.

IL POTERE DELLA GENTE

Altro esempio di quanto importante sia il “potere della gente” è la copertura di eventi attraverso Internet, compreso il compito svolto dal dipartimento di Stato Usa nel far risaltare il ruolo significativo avuto da Twitter (in quel momento), così che il gruppo ha rinviato le previste operazioni di manutenzione. E rispondendo alle richieste, Google Earth ha aggiornato le sue immagini via satellite di Teheran, in linea di principio per consentire alla gente di vedere meglio quel che succede.

Ma quanti hanno un‘esperienza più lunga di siti di social networking intravedono una dinamica più complessa.

Jeff Jarvis, autore e professore i giornalismo interattivo alla City University of New York, nella nuova Graduate School of Journalism, ha detto nel suo blog che gli eventi dimostrano come Twitter, rendendo il suo codice liberamente accessibile per essere modificato in strumenti utili , è diventato indispensabile.

“Twitter è diverso perchè è (uno strumento) vivo e sociale -- il retweet (rilancio dei messaggi) è il colpo sentito ‘in tutto il mondo’ e poichè l‘API (interfaccia di applicazione della programmazione) gli permette di sopravvivere ad ogni tentativo di sferrare un colpo di un qualsiasi dittatore”, ha scritto.

“Ma non è affatto l‘ultima parola in fatto di rivoluzioni digitali. so che presto vedremo testimoni e partecipanti ad eventi come questi trasmettere dal vivo video dai loro telefonini. vedremo persone organizzarsi con Google Maps. Non possiamo immaginare quel che arriverà in futuro”.

I patiti di sicurezza informatica osservano che la crescente raffinatezza delle tecnologie di Internet hanno aperto strade in cui siti come Twitter possono trasformare persone che credono di assistere ad eventi in protagonisti. verso il 16 giugno, secondo siti web citati da computerworld.com, alcuni hanno trovato tracce che dimostravano come alcuni link messi in evidenza su Twitter fossero indirizzati a spingere la gente a sabotare altri siti richiedendo tutti assieme un grosso volume di informazioni.

“Con l‘aumento della violenza in Iran dovuta alle recenti elezioni, è solo questione di tempo chiedersi quando vedremo alcuni episodi di attivismo hacker”, ha scritto Bojan Zdrnja sul SANS Internet Storm Center, descrivendo quel che è conosciuto come DDoS o attacchi diffusi per bloccare i servizi.

“Per ora ho visto due gruppi lanciare azioni di DDoS attacks contro siti web iraniani -- in entrambi i casi erano attacchi tecnicamente molto ma molto semplici”.

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