Web, cambiano i domini ma le imprese non lo sanno

martedì 9 giugno 2009 11:28
 

LONDRA (Reuters) - Due terzi delle società non sanno che potranno utilizzare il proprio nome nei siti web al posto delle estensioni come .com, .org, o .net a partire dall'anno prossimo, quando i domini Internet verranno liberalizzati.

Lo ha rivelato un'indagine.

Il cambiamento permetterà ad aziende come Nike o Microsoft di sfruttare meglio il proprio brand, oltre a consentire di contrastare l'utilizzo non autorizzato del nome dei marchi tramite le oltre 280 estensioni dei domini internet attualmente esistenti.

"Se il tuo indirizzo internet finisce con '.nike', ad esempio, puoi creare siti web di marca più specifici, come 'running.nike' o 'runlondon.nike'", ha detto a Reuters in un'intervista Joe White, AD del registro ufficiale dei domini Gandi.net.

L'Organizzazione per l'Assegnazione di Nomi e Numeri Internet (Icann), che gestisce l'assegnazione degli indirizzi web, inizierà ad accogliere le richieste di nuovi domini a partire dall'anno prossimo, ha dichiarato il Future Laboratory, che ha condotto la ricerca.

Ma la maggioranza delle compagnie non è a conoscenza di questo cambiamento, come ha rilevato l'indagine svolta per Gandi.net.

"(Le società) sono in genere totalmente inconsapevoli di questo cambiamento che si delinea all'orizzonte", ha detto White. "Questa mossa non è stata assimilata da aziende e consumatori".

"In ogni caso, le aziende che ne sono al corrente, trovano l'idea piuttosto interessante", ha aggiunto.

Il prezzo di 185.000 dollari limiterà inizialmente la sua applicazione alle aziende e alle organizzazioni più grandi, ha precisato Tom Savigar, direttore di strategia al Future Laboratory.

L'Icann prevede di ricevere tra le 300 e le 500 richieste nel primo trimestre dell'anno prossimo, ha aggiunto, e le società più piccole potranno utilizzare estensioni più specifiche per i propri siti web in base al settore o alla localizzazione geografica, come ".london" o ".paris".

Il Future Laboratory ha intervistato 100 dirigenti dell'e-commerce; 50 di grandi società e 50 di imprese medie e piccole.

 
<p>Immagine d'archivio. REUTERS/Jason Lee (CHINA)</p>