Hi tech di massa cambia arte e percezione, dice guru Bruno

giovedì 4 giugno 2009 18:26
 

di Roberto Bonzio

MILANO (Reuters) - I nuovi media stanno cambiando in profondità non solo il rapporto fra arte e rappresentazione ma la stessa percezione che abbiamo della realtà circostante e dei nostri rapporti sociali.

E' quanto afferma una docente italiana dell'Università di Harvard, autrice di studi innovativi a livello mondiale sulle tendenze artistiche del mondo contemporaneo e l'interazione fra arti visive e cinema.

"La trasformazione del cinema attraverso la rivoluzione digitale è ancora agli albori: è da vedere come i processi di trasformazione ci daranno la possibilità di inventare nuovi linguaggi", dice a Reuters Giuliana Bruno, napoletana, docente di Visual and Environmental Studies ad Harvard, protagonista oggi alle 19 a Milano (Mediateca Santa Teresa, via della Moscova) di un appuntamento "Meet the Media Guru", organizzato da Maria Grazia Mattei in collaborazione con Provincia, Comune e Camera di Commercio di Milano (collegata a una performance multimediale di Claudio Sinatti sul maxischermo in piazza Duomo).

In testi come "L' Atlante delle emozioni" e "Pubbliche intimità" appena uscito (Bruno Mondadori), la studiosa ha definito una sua "geografia emozionale", chiave per decifrare le nostre relazioni con arte visiva, video installazioni e la città.

L'ingresso nel digitale, dice, è un'evoluzione del cinema, non la sua morte, che parte dallo stesso cambiamento del modo di vedere il cinema stesso. Le immagini di celluloide che lasciavano traccia di sè, deteriorandosi, cedono il passo alle immagini digitali più nitide, cosa che induce a cambiare il modo con cui ci rapportiamo con queste immagini diverse, più chiare. Anche a livello filosofico, oltre che pratico, osserva.

Che il cinema cambi il nostro modo di vedere l'arte non è una novità, ricorda, "Già nel Modernismo dagli anni Venti... l'occhio cinematografico è estremamente presente, in come si configura il linguaggio filmico ... più di recente, con l'ingresso delle immagini in movimento nelle installazioni d'arte, il cinema si è spostato dalle sale alle gallerie d'arte e ai musei", generando un'arte assolutamente ibrida, fra arte, architettura e cinema.

NUOVI ORIZZONTI PER CINEMA DIGITALE

Il cinema digitale però, sta già esplorando nuovi orizzonti, come ha fatto il regista Aleksandr Sokurov con "L'arca russa", unico lungo piano sequenza. O Sally Potter (di cui la Bruno è amica) con il recente "Rage", in cui il protagonista riprende col telefonino backstage della moda, dando alla regista lo spunto per esaminare come può cambiare il linguaggio del film dopo che abbiamo interiorizzato la rivoluzione digitale, con la diffusione di mezzi per riprendere immagini.   Continua...

 
<p>Giuliana Bruno REUTERS</p>