17 marzo 2009 / 16:55 / tra 9 anni

Dmt, Ubs escute e vende quote, fondi alla finestra

di Massimo Gaia

MILANO (Reuters) - Digital Multimedia Technologies è nel mirino dei fondi specializzati in investimenti nelle infrastrutture, sebbene l‘azionista di riferimento, Alessandro Falciai, costretto a sopportare la decisione di Ubs di collocare sul mercato alcune quote, non sia intenzionato a vendere.

E’ quanto riferiscono diverse fonti, tra finanziarie e vicine alla società attiva nella gestione di torri di trasmissione.

L‘interesse del mercato per Dmt - una delle small cap più brillanti negli ultimi anni, tanto da aver attirato fondi internazionali del calibro di Threadneedle, poi scesa sotto il 2%, e Lazard - si è riacceso di recente dopo è stata resa nota la vendita a febbraio del 3,6% circa del capitale da parte di Millenium Partecipazioni, veicolo che fa riferimento a Falciai.

La notizia si è tradotta in un‘accelerazione della flessione del titolo, visto che Falciai aveva sempre assicurato che non avrebbe venduto titoli.

Ieri sera, poi, un‘altra comunicazione ha evidenziato che Millenium, tra il 9 e il 13 marzo, ha venduto il 2,5% del capitale e acquistato lo 0,4%. A questo punto, sottraendo il 2,1% alla quota indicata sul sito Consob, Millenium dovrebbe avere una partecipazione del 32,8% circa.

La mossa, questa volta, ha messo le ali a Dmt, che, dopo aver chiuso le contrattazioni di lunedì con un balzo del 10,12%, oggi ha chiuso in rialzo del 26,29%, a 2,99 euro. Il 12 marzo scorso, il titolo aveva segnato un minimo di 1,9630 euro. Si tratta, comunque, di quotazioni lontanissime dai 36,04 euro della prima seduta del 2008. E ancora più lontano è il massimo storico di 75,94 euro nell‘aprile 2007.

PESA PAGINE UTILI, UBS ESCUTE E VENDE QUOTE

In effetti, secondo quanto riferiscono più fonti finanziarie, il fondatore di Dmt non ha venduto azioni di sua volontà, ma si è trattato di una conseguenza dell‘investimento che Falciai ha effettuato in Pagine Utili, società in liquidazione dal dicembre scorso.

“Falciai ha contratto un prestito con Ubs, dando a garanzia come collaterale azioni Dmt in mano a Millenium”, raccontano le fonti. “In conseguenza del crollo delle quotazioni di Dmt, la banca ha venduto la quantità di titoli necessaria a rientrare nei parametri di garanzia”. Operazione che, riferisce una fonte, “potrebbe non essersi conclusa”.

Una fonte vicina a Dmt precisa che “non c‘era un pegno sulle azioni” e che “Ubs ha deciso di ridurre il rischio in modo unilaterale”, non aspettando, lascia intendere la fonte, una rinegoziazione del debito.

Il mercato, riferisce una delle fonti finanziarie, ha la sensazione che “Falciai sia in mano alle banche”, in particolare a UniCredit, la banca che ha portato Dmt a Piazza Affari e che è la banca di riferimento del gruppo.

“La parte preminente del capitale non è in pegno alle banche”, replica la fonte vicina a Falciai, aggiungendo che “con UniCredit c’è un rapporto sereno”, che “le linee di credito senior scadranno nel 2014” e che “non ci sono assolutamente problemi di covenant, di pagamento degli interessi e di rimborso del capitale”.

TITOLO SOTTOVALUTATO, FONDI STUDIANO DOSSIER

Il core business di Dmt - la gestione di torri di trasmissione- è valido, dicono alcuni analisti di settore, come confermano le quotazioni di concorrenti internazionali di Dmt. Si tratta, nota una fonte finanziaria, di un settore anticiclico, con flussi di cassa stabili e prevedibili. Invece, “la valutazione implicita attuale per ogni torre nel portafoglio di Dmt, ai prezzi di mercato, è di circa 15.000 euro”.

Il paradosso, fa notare Fabio Iannelli di Kepler, è che “Dmt ha una marginalità superiore rispetto ai competitor”. Pochi giorni fa, Kepler ha diffuso un report in cui ribadisce il rating “buy”, con target 14,20 euro. Iannelli scrive che “il management solleva gravi preoccupazioni” e che “la quota di Millenium è stata usata come collaterale per le linee di credito personali di Falciai”, ma sottolinea il valore del business.

Lo scorso 6 marzo UniCredit ha invece diffuso un report in cui decurtava il target price di Dmt a 3,20 da 7,50 euro, confermando il rating “hold”.

Da qui la sensazione che diversi soggetti abbiano messo gli occhi su Dmt. Il nome più ricorrente, riferito da diverse fonti finanziarie, è quello di F2i. Una fonte vicina al fondo, però, “smentisce in maniera categorica che ci sia un dossier Dmt”.

F2i aveva stretto un‘alleanza con Dmt in occasione dell‘operazione Eiffel, la corsa, poi abortita, alle torri di Wind e 3 Italia. Più fonti riferiscono che Vito Gamberale, numero uno del fondo infrastrutturale, non abbia gradito alcune mosse di Falciai e pare che i due siano in cattivi rapporti.

La fonte vicina a Dmt ribadisce che l‘imprenditore “non vuole vendere, non è costretto a vendere e non venderà” perché crede nell‘azienda, “sia come azionista, sia come manager”.

L‘attuale azionariato di Dmt, secondo il sito Consob, vede, oltre a Millenium e a una quota del 4,032% detenuta direttamente da Falciai, Lazard al 3,020%, T.Rowe Price Associates al 2,179%, Canyon Capital Advisors al 4,454%, Bg Sgr al 2,882%, Fortelus Special Situations al 2,44% e Barclays al 2,041%.

Dmt e Ubs non hanno voluto commentare le indiscrezioni.

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