24 gennaio 2009 / 15:47 / 9 anni fa

La recessione colpisce Silicon Valley, aumentano licenziati

<p>Christine Chase, 24 anni, alla ricerca di lavoro col suo computer a Campbell, in California, dopo esser stata fra i licenziati di A&amp;T, nella Silicon Valley. FINANCIAL/JOBS-TECH REUTERS/Robert Galbraith (UNITED STATES)</p>

NEW YORK (Reuters) - La recessione è arrivata in ritardo alle porte di Silicon Valley, ma sembra destinata a restarci per un certo tempo, mentre le società del comparto tech tagliano migliaia di posti di lavoro e stringono sui costi per fare fronte ai ricavi in calo e alla contrazione della spesa da parte dei clienti.

Il taglio dei posti nel settore della tecnologia era andato a rilento rispetto ad altri comparti fino a poche settimane fa. Ma ora, mentre il rallentamento economico colpisce anche la Valley - quella striscia di terra del nord della California che ospita nomi famosi come Google e Amazon.com. - il processo ha subito un‘accelerazione tanto rapida quanto drammatica.

I giganti del tech come Intel e Microsoft stanno licenziando migliaia di dipendenti, mentre anche le start-up tagliano posti nel tentativo di sopravvivere, con meno clienti e minori fondi dai capitali di ventura.

Ed è solo l‘inizio, dicono alcuni analisti, secondo cui altre migliaia di persone perderanno il posto quest‘anno, mentre la recessione costringe il settore a ridurre marketing e spese.

Nel 2008, la Silicon Valley ha perduto 11.700 posti di lavoro, secondo Steve Levy, economista presso il Center for the Continuing Study of the California Economy (CCSCE). Poca cosa se paragonati coi 200mila posti di lavoro bruciati dopo lo scoppio della cosiddetta bolla Internet nel 2000, ma perché i numeri del 2008 non riflettono i licenziamenti recenti, dice Levy.

Il tasso di disoccupazione della California ha raggiunto a dicembre il record degli ultimi 14 anni, con il 9,3%. Oltre due punti sopra la media nazionale, secondo le autorità statali.

Alcuni analisti dicono di considerare i licenziamenti di massa come una misura preventiva da parte delle società di tech. Quando arrivò l‘ultima recessione, le società reagirono troppo lentamente nel ridurre costi e personale, dice ad esempio Miedler, un analista di Edward Jones. Ma non questa volta: “Licenziamenti e taglio dei costi sono spiacevoli, ma le società devono prendere decisioni dure in un‘economia tempestosa per preservare la propria posizione finanziaria”.

Mark Cannice, professore di imprenditoria presso l‘Università di San Francisco, dice che comunque la Silicon Valley è “in un certo modo vaccinata” dopo la bolla Internet.

“Molte aziende non sopravvissero... Quelle che lo fecero sono molto più efficienti e resistenti e sono state finanziate su modelli di business più sani”.

Ma Cannice ha aggiunto che le società della Valley non sono completamente immuni, soprattutto le start-up finanziate dal capitale di ventura. Mentre le grandi società come Microsoft e Google tagliano sulla spesa, le start-up che forniscono loro software e altri servizi potrebbero trovarsi nei guai.

Col finanziamento da capitali di ventura calato del 71% nel quarto trimestre del 2008 rispetto a un anno prima, le start-up potrebbero essere costrette a chiudere, non riuscendo a rendere sostenibili le proprie attività e non potendo contare a lungo sugli investitori.

Ma non necessariamente i licenziamenti di massa nel settore tech devono essere solo tristezza e malinconia. In realtà potrebbero invece dare una spinta all‘innovazione, mentre ingegneri, scienziati e altre persone altamente qualificate, licenziate dalle loro società, decidono di sviluppare le proprie idee.

Un‘imprenditoria forzata, la chiama Cannice, che dice di essere ottimista sulla possibilità che i licenziamenti provochino di fatto “la prossima ondata di imprenditori creativi”.

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