3 dicembre 2008 / 07:17 / tra 9 anni

Telecom, piano vede crescita ricavi oltre 2%, altri 4000 esuberi

<p>Un uomo al telefonino davanti a un punto vendita di Telecom Italia a Roma. REUTERS/Dario Pignatelli</p>

di Stefano Rebaudo

LONDRA (Reuters) - Tagli al personale, per ulteriori 4.000 persone, e cessioni di asset non core, allo scopo di ridurre il debito e restituire a Telecom Italia la possibilità di investire e crescere.

E’ quanto hanno annunciato oggi il presidente del gruppo, Gabriele Galateri di Genola e l‘AD Franco Bernabè, che considerano Italia e Brasile core business, così come la rete fissa, che non sarà ceduta, mentre è possibile un‘operazione industriale con la Cassa Depositi e Prestiti.

“L‘obiettivo è la ripresa della generazione di cassa, dobbiamo trovare le condizioni per riprendere a crescere”, ha spiegato Bernabè nel presentare il nuovo piano industriale. “Faremo efficienze di varia natura che portino a un rapporto tra Ebitda e debito che consideriamo compatibile con la ripresa della crescita. L‘obiettivo è creare le condizioni per una Telecom Italia forte”.

Le nuove previsioni vedono ricavi in crescita di oltre il 2% nel triennio 2009-11 (+1-2% nel piano precedente al 2010), un Ebitda superiore al 39% (39%), una riduzione del debito nel periodo di 5 miliardi di euro e un rapporto Ebitda su debito a circa 2,3 nel 2011 dal 3 attuale.

Bernabè ha anche aperto alla conversione delle azioni di risparmio che però, ha spiegato, ora non si può fare a causa dell‘instabilità dei mercati.

Nessun commento sulla politica dei dividendi, la decisione sarà presa, come previsto, il 27 febbraio. “Assistiamo a un costante miglioramento del cash flow, è vero che c’è anche un deterioramento della situazione dei mercati”, ha osservato Bernabè. “Febbraio è il momento giusto per la decisione”.

Il gruppo prevede infine di chiudere all‘inizio del prossimo l‘acquisizione della quota non in suo possesso di Sofora Telecomunicaciones SA che controlla Telecom Argentina.

Per quanto riguarda l‘ipotesi di ingresso di fondi sovrani nel capitale di Telecom Italia il presidente ha detto che “non ci sono stati ulteriori contatti”.

TAGLI COMPLESSIVI PER 9.000 PERSONE

L‘obiettivo è arrivare dai 64.100 dipendenti di fine 2007 a 55.100 di fine 2011, target frutto dei 5.000 tagli decisi nei mesi scorsi e dei 4.000 aggiuntivi odierni.

“Stiamo portando avanti obiettivi di efficienza”, ha detto Bernabè. “Prima che diventino tagli ci vuole l‘accordo con il sindacato. Questo è un business che va naturalmente verso una riduzione dell‘uso della manodopera. L‘obiettivo è rilanciare la banda larga, rilanciare il sistema. In questo caso si creeranno posti di lavoro per tutto il sistema”.

Per quanto riguarda i 5.000 posti di lavoro già tagliati in base “all‘accordo con i sindacati già firmato lasceranno l‘azienda 2000 persone entro fine 2008, contro 1.400 previste dal piano originario” ha detto Bernabè.

RETE E BRASILE INCEDIBILI

Bernabè ha smentito in modo deciso la vendita della rete della linea fissa o della divisione brasiliana.

“Non abbiamo considerato la vendita di Tim Brasil, che è il principale potenziale di crescita della società ed è core nella struttura del gruppo”, ha spiegato Bernabè.

“Escludo categoricamente la dismissione della rete, a maggior ragione, per motivi finanziari”, ha detto l‘AD.

“Se si parla di operazioni industriali sulle infrastrutture, se la Cassa avrà progetti li vedremo”, ha poi commentato circa l‘ipotesi di un intervento della Cassa nella rete.

“Se leggo le intenzioni del ministro Tremonti le trovo estremamente positive. Se all‘interno della ridefinizione del ruolo della Cassa in favore della crescita strutturale del Paese ci sarà la possibilità di un‘operazione industriale, la guarderemo con grande interesse”, ha aggiunto.

DA CESSIONI 2-3 MILIARDI DI EURO

Il gruppo intende migliorare i conti “attraverso la disciplina finanziaria e le cessioni che saranno indirizzate a ridurre il debito. Italia e Brasile sono i nostri asset core”, ha detto Bernabè, affermando che dalle vendite sono previste entrate per 2-3 miliardi attraverso la cessione asset non-core valorizzati.

L‘AD ha citato la banda larga europea, Telecom Italia Sparkle (wholesale internazionale) e Cuba.

Il direttore finanziario Marco Patuano ha detto che ci sono state manifestazioni di interesse per alcuni asset, ma non per la controllata tedesca Hansenet.

Possibile la cessione di alcuni asset di TI Media. “Venderemo ancora qualcosa qua e là, ma manterremo quelle competenze che ci aiutano a sviluppare il business dell‘Iptv (tv via Internet)”, ha detto Bernabè.

TELECOM ARGENTINA, VERSO PIENO CONTROLLO A INIZIO 2009

Per l‘esercizio da parte di Telecom Italia della call sulla quota non ancora detenuta di Sofora Telecomunicaciones SA, che controlla Telecom Argentina, Patuano ha previsto una chiusura a inizio 2009.

Bernabè ha manifestato l‘apprezzamento per il governo italiano che ha sostenuto Telecom nell‘operazione di fronte a possibili ostacoli da parte del governo argentino.

Il direttore finanziario ha spiegato che il costo dell‘acquisizione è stimato in 1,17-1,18 miliardi di dollari, stima che implica una valutazione “molto contenuta” pari a 1,5 volte l‘Ebitda. Inoltre, considerato che Telecom Italia cercherà un partner locale, “è realistico presumere che la vendita di una quota possa coprire i costi di esercizio dell‘opzione”, ha spiegato il direttore finanziario.

BENE CONVERSIONE AZIONI RISP, MA ORA NON POSSIBILE

Telecom è favorevole a convertire le azioni di risparmio in ordinarie, ma ritiene che attualmente l‘operazione non sia realizzabile a causa dell‘instabilità dei mercati.

“Mi piacerebbe molto convertire le azioni di risparmio, ma ora c’è troppa instabilità nei mercati”, ha detto l‘AD. “Nei miei sogni, alla fine di questo periodo di riduzione del debito, ci sarebbe il riacquisto delle azioni di risparmio”.

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