October 23, 2008 / 7:23 AM / 9 years ago

Comprare in campagna? Sì, ma online. Cresce spesa bio sul web

8 IN. DI LETTURA

<p>Un utente al computerAndrea Comas</p>

di Massimiliano Di Giorgio

ROMA (Reuters) - Se la spesa nei supermarket su Internet non sembra convincere più di tanto gli italiani, la tendenza degli ultimi anni a cercare la sicurezza alimentare nell'agricoltura biologica o nelle produzioni locali pare invece prendere piede anche sul web, dove sempre più famiglie acquistano frutta, verdura, carne e altri prodotti "sani".

Nel 2007, dice un rapporto del Sinab, una banca dati del Ministero dell'Agricoltura specializzata in biologico, gli acquisti "bio" sono aumentati complessivamente in Italia - il più grande produttore europeo bio-agricolo - del 10%, mentre nel primo semestre di quest'anno la crescita è stata più contenuta ma comunque solida: il 6%.

Ma secondo Bio Bank, un centro di ricerca privato, le vendite dirette di prodotti da parte degli operatori bio - dunque non quelle che passano attraverso la distribuzione ordinaria - sono cresciute a un tasso maggiore, nel 2008: del 17%, con un rialzo di ben il 92% in cinque anni.

Gli operatori del biologico che si sono dati all'e-commerce, dice sempre Bio Bank, sono aumentati in due anni, dal 2005 al 2007, del 20%, passando da 88 a 106 .

Questi dati però non tengono conto delle vendite attraverso i sistemi di "mailing list" che sempre più produttori adottano per soddisfare le necessità di un numero crescente di clienti, che acquistano sia con la formula dei "cassettoni" - panieri completi preparati dal produttore - che con la scelta dei singoli prodotti. O dei "gruppi d'acquisto" che vedono diverse famiglie riunirsi per fare ordini di grosse dimensioni, puntando anche al risparmio.

Bisogna dire però che la cornice generale in cui si muovono il bio o la "filiera corta" - le vendite dirette o quasi dai produttori agroalimentari ai consumatori - online è quella di un settore, il grocery, che in Italia rappresenta ancora solo l'1% circa del commercio web, secondo uno studio del Politecnico di Milano del 2007.

La Spesa via Email E Il "Cassettone" a Domicilio

"Arvalia" è una cooperativa bio di Viterbo che vende sia attraverso un sito web che gli ordini settimanali che riceve via email. A Roma la coop dice di avere ha un centinaio di clienti, che ricevono la spesa a casa di prima mattina una volta a settimana pagando 2,50 euro per ogni ordine superiore ai 30 euro.

Sempre nella capitale ci sono sette gruppi d'acquisto, composti da 15-20 famiglie l'uno, che Arvalia rifornisce consegnando i prodotti in altrettanti di raccolta. E altri gruppi d'acquisto, che ordinano sempre per email, sono presenti in diverse località dell'Umbria.

"Negli ultimi due mesi le richieste sono aumentate - dice a Reuters Patrizia Merlino, fondatrice e manager di Arvalia - anche se avevamo scelto di non incentivare nuovi clienti, perché abbiamo problemi logistici per il trasporto delle merci a Roma".

Nata da soli 5 mesi nella capitale, Zolle è alle prese con una rapida crescita di richieste senza fare praticamente pubblicità, grazie al passaparola e al suo sito web, dice la responsabile Simona Limentani.

La società, che non produce in proprio ma vende prodotti di agricoltura biologica, biodinamica (metodo basato sugli insegnamenti del filosofo Rudolf Steiner) e da lotta integrato di 80 aziende medio-piccole del Lazio, dice di contare 150 famiglie clienti.

"In 5 mesi abbiamo avuto una quantità di richieste folli", dice ancora Limentani, secondo cui il problema principale del servizio resta la logistica delle consegne, in una città grande e trafficata come Roma.

Chi acquista da Zolle spende tra i 40 e i 60 euro a settimana per la spesa familiare - compreso il costo di consegna - che riceve di solito di pomeriggio. Il "cassettone" è preparato da Zolle, ma si possono aggiungere altri prodotti. Si paga con carta di credito o bonifico.

"In genere i nostri clienti hanno tra i 30 e i 45 anni e hanno figli piccoli - dice Limentani - molti sono liberi professionisti e insegnanti, ma c'è anche una fascia di clienti di reddito medio-basso che apprezza la nostra scelta di sostenere le aziende del territorio, i produttori locali".

Nella capitale esistono altri due servizi simili. Uno, in particolare è gestito da una società che ha cominciato le sue attività consegnando a domicilio di mattina presto quotidiani e latte, e che ora offre anche cassette di frutta e verdura bio da 5 o 10 chili, e un prezzo che varia dai 15 ai 20 euro.

Il metodo del "cassettone" è anche quello seguito da "Cascina Cornale", una coop agricola di Magliano Alfieri, in Piemonte, che vende online l'abbonamento a prodotti esclusivamente di stagione da oltre 80 produttori locali e che serve alcune centinaia di clienti in un raggio di circa 300 chilometri.

"Il sistema è stato pensato proprio per chi vive in città e che ha difficoltà a raggiungere gli agricoltori, dice Elena Rovera, presidente della Cascina, che è online da un paio di anni.

"La nostra sensazione è che sempre più persone siano sensibilizzate a questo tipo di cultura... tanto più con la serie di scandali sulla sicurezza alimentare degli ultimi anni".

Gruppi Di Acquisto Crescono

"Si ampliano le formule di aggregazione, come i gruppi di offerta dei produttori, con migliaia di cassette di frutta e verdura bio consegnate ogni settimana a domicilio", dice Bio Bank nel suo ultimo rapporto, secondo cui nel 2007 in Italia c'erano almeno 356 gruppi di acquisto, con una crescita del 60% rispetto al 2005.

E i gruppi di acquisto, oltre a garantire la qualità dei prodotti, sembrano aiutare anche a risparmiare denaro.

"Rispetto alla media nazionale dei prezzi di prodotti bio, riusciamo ad avere dei grossi risparmi, dice Salvo Schiavone, che fa parte del "Zenzero", un gruppo di acquisto solidale di Genova. "Per esempio, per mezzo chilo di pasta bio prodotta da un'azienda da cui ci serviamo, spendiamo solo 83 centesimi, quanto un prodotto di marca nazionale in un normale supermercato.

Lo "Zenzero" è nato nel maggio scorso, raggruppa 17 famiglie e fa parte della rete nazionale dei cosiddetti "Gas", che nel 2007 contavano oltre 300 "circoli", secondo uno studio dell'Università della Tuscia.

Il gruppo, dice Schiavone, dispone di un elenco di produttori di fiducia che vendono via web o mailing list, per ordini che di solito si aggirano sui 200 euro. Crea qualche problema, però, il reperimento di frutta e verdura fresca, perché Genova, circondata com'è dalle montagne, non può contare su molti produttori locali. E dunque il gruppo è costretto a cercare fornitori in Piemonte e altre regioni attigue, oltre ad acquistare magari il caffè dai contadini del Chiapas per sostenere l'agricoltura del sud del mondo.

"I gruppi di acquisto sono la cosa che funziona meglio oggi per il mercato bio - dice a Reuters Andrea Ferrante, presidente dell'Aiab, la principale associazione di produttori biologici italiani - di solito c'è un rapporto di fiducia preesistente tra consumatori e produttori, anche perché è difficile che si compri al buio.

"L'informatica è un potente strumento di appoggio, e il biologico è il modo migliore per vendere i prodotti agroalimentari, oggi".

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