15 ottobre 2008 / 14:25 / 9 anni fa

Commercio, in Italia non decolla la spesa al supermarket online

<p>Commercio, in Italia non decolla la spesa al supermarket online. REUTERS/Alessia Pierdomenico/Files</p>

di Massimiliano Di Giorgio

ROMA (Reuters) - Mentre ormai la pizza margherita si ordina su Internet, con un sms ci si può far portare un panino in ufficio, la spesa nei supermercati online italiani non decolla o batte addirittura in ritirata, e per gli esperti di e-business non è ancora possibile definire un “modello vincente”.

In diversi paesi europei, la spesa online - con gli articoli scelti via Internet e consegnati poi a casa nella fascia oraria più comoda per il cliente - è una realtà consolidata, ma è la Gran Bretagna a guidare il settore.

A fine settembre Tesco, la più grande catena di supermarket britannici, ha reso noto che le sue vendite attraverso il web sono cresciute del 20% in un semestre - con quasi un miliardo e 160 milioni di euro di entrate e oltre 61 milioni di euro di profitti - e del 10% solo per i generi alimentari.

In Italia, invece, Esselunga rivendica il primo posto tra i supermarket online, con una quota dell‘80% - in un mercato che è sostanzialmente locale, non nazionale - ma mancano cifre precise su ricavi e clientela.

In una comunicazione email a Reuters, la direzione Marketing del primo supermercato italiano per nascita dice che il servizio - nato nel 2001 e che raggiunge diverse province in Lombardia, Emilia, Veneto e Toscana - conta “centinaia di migliaia” di clienti, e che è “in continua crescita”.

WEB GLOBALE, SUPERMARKET LOCALE

Secondo una ricerca pubblicata nel l‘anno scorso dal Politecnico di Milano, in Italia il settore del “grocery” - l‘alimentare - online, doveva raggiungere a fine 2007 i 60 milioni di euro, con una crescita annua del 15%.

Un rialzo dovuto però più all‘aumento dello scontrino medio online, da 117 a 135 euro, che non a quello dei clienti, visto che il numero di ordini si mantiene inferiore al mezzo milione, avverte il rapporto, secondo cui il grocery rappresenta appena l‘1% del commercio B2C (imprese che vendono ai clienti) in Italia.

Le altre catene che contano su un “braccio online” sono poche, e servono solo alcune città, prevalentemente al nord, o soltanto Roma, com’è il caso di Coop, la catena che vanta la maggiore quota di mercato per i prodotti alimentari in Italia, secondo un dato Infoscan del 2007.

Dopo l‘avvio sperimentale nel 1997 e il lancio in diverse città, oggi il servizio online Coop raggiunge solo la capitale, su cui peraltro non fornisce dati precisi riguardo al numero dei clienti.

“Per il prossimo futuro non abbiamo in programma né ampliamenti né riduzioni: manteniamo l‘esperienza esistente e vediamo che succede nel mercato”, dice in una email a Reuters la responsabile della comunicazione di Coop, che indica la difficoltà a coprire i costi nella decisione di ridimensionare il servizio nel corso degli anni.

Spesaonline, il servizio web nato otto anni fa e legato ai supermercati Despar, indica una clientela di “circa 5.000 famiglie” nelle quattro province lombarde che copre, e spiega in una email che “al momento si pensa di restare con l‘assetto attuale”.

Mentre Prontospesa, lanciato da un associato Crai di Torino e che copre il capoluogo piemontese e Roma, sta pensando di sganciarsi dal servizio nella capitale, finora fatto in franchising.

“Abbiamo problemi su Roma, pensiamo di smettere come Prontospesa, ma il servizio potrebbe essere ripreso dal Crai locale”, dice per telefono Marcello Bramante, che ha ideato il servizio nel 2000 (“è in utile da diversi anni”) e che indica per Torino “8.000-9.000” clienti online.

SICILIA ONLINE

Nel sud, invece, SpesaSicilia - che esiste dal 2002 ed è legato a Despar - copre quattro province dell‘isola. Il responsabile, Salvatore Nicosia, parla di “40-50” consegne al giorno, e dice che il servizio non è ancora in utile. Al momento, non si ha notizia di piani per l‘ampliamento del servizio.

Una storia rara di supermarket locale che sceglie di esplorare il web, è quella del Latesigma.it di Palermo: “Siamo attivi da 8 anni, in particolare su Palermo e provincia - spiega Vincenzo La Mantia, che si occupa del sito del negozio, a conduzione familiare - Contiamo 1.500 iscritti a siti, ma quelli effettivi sono un centinaio. Il resto sono clienti mordi-e-fuggi”.

E mentre Auchan sperimenta da poco a Torino un nuovo sistema di spesa (driveauchan.it) che si fa via web e si ritira però in auto al supermercato, ha chiuso battenti a gennaio 2008 Volendo.com, che serviva quattro province lombarde.

E a ben guardare, il web italiano è costellato delle tracce di siti che proponevano l‘acquisto di migliaia di articoli - in gran parte del settore grocery - ma che non hanno mai decollato, finendo sotto le macerie del crollo della cosiddetta “Bolla Internet” nei primi anni 2000.

LA TEORIA E LA PRATICA

Il supermercato online ha costi elevati per l‘imprenditore, dicono le aziende italiane. Mancano i grandi numeri, quelli da economia di scala che consentirebbero di stoccare i prodotti destinati ai clienti web in depositi dedicati, risparmiando sui costi di allestimento, sul personale e su altri costi fissi. E consentendo così praticare prezzi più bassi a chi compra via Internet.

In realtà la spesa online funziona quasi come, un tempo, l‘acquisto all‘alimentari di fiducia, quando si ordinava per telefono e il garzone suonava alla porta di casa.

Mentre il gigante britannico Tesco annuncia l‘apertura nel Kent di un secondo “dot-com-only store”, un magazzino solo per l‘online, la vendita web si fa in Italia pescando (picking) nelle normali corsie dei negozi. L‘addetto scorre la lista del cliente, prende il prodotto, lo imbusta distinguendo i surgelati e i prodotti da frigo dagli altri, e poi lo consegna a domicilio nella fascia oraria indicata (spesso, 3-4 fasce al giorno per quasi tutta la settimana).

Il tutto con un sovraccosto per il cliente che va di solito dai 5,50 ai 7 euro (ma SpesaSicilia sta effettuando la consegna gratuita per incentivare il servizio, e normalmente gli altri supermercati non chiedono soldi ad anziani e portatori di handicap).

In quasi tutti i casi, quindi chi compra online si risparmia la fatica di andare al supermercato - e la spesa per la benzina. Ma non ha sconti sui prezzi.

“Al contrario, bisognerebbe domandarsi come sia possibile assemblare e consegnare un ordine, inoltre a temperature differenziate, a poche ora di distanza dall‘inoltro, chiedendo solo tra i 5,50 e i 6,50 euro”, commenta in una email Stefania Biganti, di Spesaonline.

“Non credo che sia possibile oggi individuare un modello vincente per l‘e-commerce del grocery - dice a Reuters Maria Vernuccio, docente di e-business all‘Università di Roma ‘La Sapienza’ - non immagino nel medio termine un‘esplosione di fatturato”.

Paradossalmente, spiega la ricercatrice, la vendita di generi primari come gli alimentari sul web diventa un attività “premium”, di nicchia. “L‘economia digitale si afferma quando è possibile ‘digitalizzare’ un prodotto, vendere un servizio. Ma quando si tratta di prodotti materiali, e a costo unitario molto basso che ha dunque un enorme costo logistico, il discorso cambia”.

L‘unica possibilità, conclude Vernuccio, è che gli imprenditori continuino a credere nella spesa online e che la domanda dei consumatori, “oggi non sufficientemente forte, ma che forse è un bisogno latente”, cresca.

Anche se il fatturato complessivo dell‘e-commerce italiano era nel 2007 solo un quinto di quello britannico, poco più di 5 miliardi di euro contro 26, secondo il Politecnico.

0 : 0
  • narrow-browser-and-phone
  • medium-browser-and-portrait-tablet
  • landscape-tablet
  • medium-wide-browser
  • wide-browser-and-larger
  • medium-browser-and-landscape-tablet
  • medium-wide-browser-and-larger
  • above-phone
  • portrait-tablet-and-above
  • above-portrait-tablet
  • landscape-tablet-and-above
  • landscape-tablet-and-medium-wide-browser
  • portrait-tablet-and-below
  • landscape-tablet-and-below