September 26, 2008 / 1:34 PM / 9 years ago

Torri, nodo valutazione su strada accordo Dmt-Atlantia

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di Massimo Gaia

MILANO (Reuters) - L'accordo fra Digital Multimedia Tecnologies e Atlantia sulle torri di trasmissione potrebbe essere definito nel giro di qualche settimana.

E' quanto riferiscono diverse fonti vicine al dossier.

Il negoziato è stato avviato nell'estate scorsa sulla base dell'ipotesi di un conferimento a Dmt della struttura societaria, TowerCo, che ha in pancia le circa trecento torri che fanno capo alla società guidata da Giovanni Castellucci. In cambio, Atlantia riceverebbe una quota di Dmt.

La trattativa pareva in via di conclusione a inizio agosto, ma si è arenata sul punto della valutazione degli asset. "Atlantia ha in mano uno studio di Rothschild" del 2007, riferisce una fonte, "che attribuisce a TowerCo una valorizzazione di circa 300 milioni di euro". Ai prezzi attuali, Dmt capitalizza circa 200 milioni. "E' del tutto evidente", spiega una seconda fonte, "che (Alessandro) Falciai (azionista di riferimento di Dmt) non può svendere la società".

Il nodo, dunque, è trovare un punto di incontro fra la valutazione di Dmt e quella delle torri di Atlantia, che hanno una valenza strategica perché "consentono la ricezione mobile lungo la dorsale autostradale", sottolinea un analista. Ma il deal, scommettono fonti e analisti, si farà. Del resto, lo stesso Castellucci, il 10 settembre scorso, ha confermato che c'è una trattativa, mentre ha smentito le indiscrezioni di stampa su un interesse per le torri di Telecom Italia.

"Credo che si chiuderà entro novembre", pronostica una delle fonti.

Dmt Sotto Prezzo Ipo, Falciai Non Vuole Svendere

Di sicuro, Dmt è penalizzata dalle attuali quotazioni di mercato: il titolo, in sofferenza da diverse sedute, oggi rimbalza e attorno alle 15,25 vale 17,47 euro. Il gruppo di Falciai si era quotato nel giugno 2004 sulla base di un prezzo di 21 euro per azione. All'epoca, sottolinea l'analista, "Dmt aveva 300 torri: ora ne ha 1.457 e ha cambiato pelle". Dmt ha subìto un autentico tracollo dai picchi storici toccati l'11 aprile 2007, quando arrivò a 75,94 euro.

Attualmente, Dmt è valorizzata circa 6 volte l'Ebitda atteso nel 2008, ovvero 32 milioni, stima fornita a inizio anno in occasione dell'aggiornamento del piano industriale, obiettivo che dovrebbe essere raggiunto alla luce del fatto che il ritmo di acquisizione delle torri è stato superiore alle attese: il target di 1.400 ripetitori era stato fissato per fine 2008. Nel portafoglio torri di Dmt attualmente ci sono sia ripetitori del segnale televisivo, sia di quello per la telefonia mobile.

Le torri di Atlantia, spiega l'analista, "l'anno scorso hanno generato un Ebitda di 9 milioni, dato che dovrebbe salire a 10 milioni quest'anno". Applicando lo stesso multiplo di Dmt si ottiene una valorizzazione di 60 milioni, ben lontana dai 300 milioni indicati da Rothschild.

Secondo una delle fonti, "Falciai punta a cedere ad Atlantia una quota del 10-15% del capitale", percentuale che corrisponde a una trentina di milioni attuali, cifra assolutamente insoddisfacente per la valorizzazione delle torri del gruppo guidato da Castellucci.

Un punto d'incontro, ipotizza una fonte, potrebbe essere trovato attorno a "una valorizzazione di entrambi gli asset di circa 15 volte l'Ebitda 2008, ovvero 480 milioni per l'intera Dmt e 150 milioni per TowerCo". In questo caso, però, Atlantia metterebbe le mani su oltre il 30% del capitale di Dmt, percentuale che Falciai sembra giudicare eccessiva. Da qui le difficoltà a trovare la quadratura del cerchio.

Torri Telecom, Deal Visto Non a Breve

La partita Atlantia-Dmt s'incrocia con i progetti di Telecom Italia sullo scorporo della rete fissa e delle torri. Una volta unite le forze, infatti, Falciai e Castellucci potrebbero correre per l'acquisizione di una partecipazione nella newco a cui Telecom conferirebbe i ripetitori.

Secondo quanto riferito da una fonte, però, Telecom starebbe considerando anche l'ipotesi di non separare i destini di rete fissa e torri, ma di impacchettare tutto in un'unica società, "per via della convergenza, che inviterebbe a non dividere le infrastrutture". Non la pensa così un analista che segue il settore: "La convergenza è sui contenuti, non sulle tecnologie".

Se, invece, la società guidata da Franco Bernabè decidesse di procedere parallellamente con rete fissa e torri (circa 13.500), affermano due fonti, la seconda partita non si risolverà certo in breve tempo. "La due diligence delle torri, se si vuole procedere con un'asta competitiva, è lunga e complessa, perché viene fatta torre per torre", spiega una delle fonti. "Bisogna vedere quali contratti ci sono su ogni torre, valutare i terreni, le tecnologie, la posizione".

L'esperienza di Eiffel, la newco a cui 3 Italia e Wind hanno conferito le rispettive torri (circa 18.000) - dossier che Dmt ha chiuso definitivamente oggi - con una due diligence che si è protratta praticamente per 18 mesi, fa dire a una fonte che il deal Telecom "non potrebbe in ogni caso chiudersi prima della prossima estate".

Primo passo dovrebbe essere la nomina di adviser che forniscano una valorizzazione aggiornata delle torri Telecom: nel 2007, infatti, Rothschild stilò uno studio in cui parlava di 5 miliardi, ma le fonti interpellate dicono che il range corretto, stante anche la difficoltà di ottenere finanziamenti bancari in questa fase, dovrebbe essere 2-3 miliardi.

In ogni caso, sostengono le fonti, Dmt-Atlantia non sarebbero in grado di partecipare da sole a un'eventuale asta per le torri Telecom: più probabile che, come accaduto con Eiffel, entrino in una cordata.

I nomi che circolano, fra i potenziali acquirenti dei ripetitori Telecom, sono grosso modo gli stessi che avevano guardato il dossier Eiffel. "Senz'altro F2i", dice una fonte finanziaria. "Poi Babcock & Brown, i fondi Rreef di Deutsche Bank, Clessidra e forse altri grandi operatori di private equity, Macquarie e le società che operano nel settore: la francese TdF, controllata da Tpg, Crown Castle e American Tower Corporation".

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