Trieste, si studiano kit per smascherare il doping genetico

mercoledì 16 luglio 2008 12:54
 

TRIESTE (Reuters) - Alle prossime Olimpiadi di Pechino non saranno ancora pronti, ma entro due anni saranno disponibili dei kit per smascherare l'ultima frontiera del doping, quello genetico.

E' un progetto a cui sta lavorando l'International centre for genetic engineering and biotechnology (Icgeb), organizzazione che ha sede al parco scientifico-tecnologico Area Science park di Trieste.

"C'è la preoccupazione che le tecnologie genetiche possano essere applicate a scopo di doping genetico", spiega Mauro Giacca, direttore dell' Icgeb. "Uno dei geni che noi utilizziamo in cardiologia, l'IGF 1 (Insuline like growth factor), stimola dei recettori che migliorano il funzionamento del muscolo cardiaco. Se iniettato nei muscoli di un atleta ne favorisce l'ipertrofia", aggiunge Giacca

La ricerca -- finanziata dal Wada, l'agenzia mondiale antidoping -- lavora per mettere a punto un sistema che smascheri questi procedimenti, già vietati dalla Wada.

L'idea che le prestazioni atletiche siano in qualche maniera legate a fattori genetici non è nuova. Nel 1964 il fondista finnico Eero Mäntyranta vinse due medaglie d'oro alle olimpiadi di Innsbrück. L'analisi del suo Dna evidenziò che era portatore di una mutazione genetica del recettore dell'eritropoietina.

"Il doping genetico non è ancora diffuso, perché richiede tecnologie da laboratori di ricerca avanzati. La preoccupazione del Wada è che, dietro questo fenomeno, possano crescere delle vere e proprie organizzazioni", conclude Giacca.