1 maggio 2008 / 07:56 / 9 anni fa

Dichiarazioni redditi su Internet, stop del Garante

<p>Un uomo gioca con alcune monete. REUTERS/Darren Staples (BRITAIN)</p>

di Giuseppe Fonte

ROMA (Reuters) - Stop alla pubblicazione su Internet delle dichiarazioni dei redditi.

Lo ha deciso l‘Agenzia delle entrate su sollecitazione dell‘Autorità per la protezione dei dati personali.

Sul sito dell‘Agenzia, infatti, sono state rese pubbliche oggi le dichiarazioni dei redditi 2005. La decisione ha subito suscitato un vespaio di polemiche e ha indotto l‘Autorità a intervenire.

Il Garante della Privacy ha deciso quindi di “chiedere formalmente e con urgenza ulteriori delucidazioni all‘Agenzia e l‘ha invitata a sospendere nel frattempo la diffusione dei dati in Internet”, si legge in una nota.

“Per tale forma di diffusione sussistono allo stato evidenti e rilevanti problemi di conformità con il quadro normativo in materia”, sostiene il Garante, che ha invitato “altresì i mezzi di informazione a non divulgare i dati estratti dagli elenchi”.

L‘Agenzia delle entrate si è subito adeguata e ha bloccato l‘accesso agli elenchi, reso peraltro impossibile già dalla mattinata per via dei numerosi contatti che hanno intasato il sito.

LE ACCUSE DI CONSUMATORI E POLITICI

L‘associazione dei consumatori Adoc ha parlato in mattinata di “una palese violazione della legge sulla privacy e di un pericolo per l‘aumento della criminalità e della violenza, dato che sono stati pubblicati dati sensibili sui redditi, ghiotta fonte di informazione per i criminali”.

Guido Crosetto, del Pdl, ha attaccato la politica fiscale del vice ministro Vincenzo Visco definendo la decisione “una cosa ben strana da fare l‘ultimo giorno prima di andarsene”.

“Ai contribuenti serve pagare meno tasse, non sapere quante tasse pagano tutti gli italiani”, ha detto Crosetto.

Beppe Grillo, comico noto per i suoi attacchi alla politica, ha detto che con l‘accesso online alle dichiarazioni “i rapimenti di persone saranno facilitati, il pizzo potrà essere proporzionato al reddito dichiarato”.

ROMANO: OBIETTIVO ERA TRASPARENZA

Secondo l‘Agenzia delle Entrate la pubblicazione degli elenchi, disposta con un provvedimento datato 5 marzo, sarebbe stata invece coerente con le norme a garanzia della privacy.

“L‘Autorità Garante per la protezione dei dati personali con decisioni del 17 gennaio 2001 e del 2 luglio 2003 ha affermato che la pubblicazione degli elenchi deriva da una precisa scelta normativa di consultabilità da parte di chiunque di determinate fonti, precisando che ‘non vi è incompatibilità tra la protezione dei dati personali e determinate forme di pubblicità di dati previste per finalità di interesse pubblico o della collettivita’”, ha scritto il direttore Massimo Romano nel testo del provvedimento.

Il Garante della privacy, tuttavia, aveva negato già nel pomeriggio di aver fornito qualsiasi assenso, lamentandosi per non esser stato informato della decisione.

Gli elenchi dei contribuenti, si legge nel testo del provvedimento, erano stati trasmessi ai Comuni e ai fini della consultazione "pubblicati in apposita sezione del sito internet www.agenziaentrate.gov.it".

“Tali disposizioni sono sottese a perseguire la finalità di interesse pubblico per realizzare un quadro di trasparenza e di circolazione dei dati, in possesso dell‘amministrazione finanziaria in tema di dichiarazioni fiscali, mediante la pubblicazione di appositi elenchi”, diceva il provvedimento nella sezione dedicata alle motivazioni.

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