28 maggio 2008 / 14:58 / 9 anni fa

Tv, governo ritira "Salva Rete4" a decreto infrazioni

<p>L'aula di Montecitorio. REUTERS/Max Rossi (ITALY)</p>

ROMA (Reuters) - Il governo ritira dall‘emendamento sulle frequenze televisive presentato al decreto che riguarda le infrazioni comunitarie la norma contestata dalle opposizioni e ribattezzata “Salva Rete4” di Mediaset.

Lo ha detto il sottosegretario allo Sviluppo Paolo Romani confermando quanto riferito dal deputato dell‘Idv Massimo Donadi.

“Togliamo la seconda parte del comma 3, quella che va dalle parole ‘la prosecuzione’ alla parola ‘frequenze’”, ha detto Romani.

Si tratta della norma contestata dalle opposizioni perché avrebbe sanato la posizione di Rete4 di fronte alla vertenza avviata da Europa 7 e tuttora pendente al Consiglio di Stato. Europa 7 è l‘emittente di Francesco Di Stefano che ha ottenuto nel 1999 la concessione a trasmettere in tecnica analogica ma non ha mai potuto operare perché priva delle frequenze, occupate da Rete4.

Il Consiglio di Stato, in caso di pronuncia favorevole a Di Stefano, dovrà stabilire se dare a Europa 7 le frequenze che chiede o riconoscerle solo un risarcimento economico.

Secondo Pier Silvio Berlusconi, vicepresidente di Mediaset, la riformulazione dell‘emendamento “è una decisione del Governo” e ogni commento è rimandato a “quando il decreto sarà stato approvato”.

“Comunque - ha sottolineato, a margine di un evento a Portofino - Rete4 non c‘entra. Credo che la mossa di oggi sia stata dettata dalla necessità di moderazione dei toni”.

Da Mediaset si sottolinea che l‘emendamento “risponde chirurgicamente e pedissequamente alle richieste europee”.

“La salvaguardia di Rete4 non c‘entra niente - proseguono da Mediaset -, la rete è a posto dal 2003, cioè dall‘entrata in vigore del nuovo antitrust analogico-digitale. Nel parere motivato della Kroes quando si parla di autorizzazioni al posto di licenze si sta parlando di frequenze digitali, nulla cambia per concessioni e autorizzazioni analogiche”.

Il gruppo sottolinea inoltre che il parere del commissario Ue sulle frequenze è tema “totalmente separato e non ricongiungibile con la sentenza della Corte di Giustizia su Europa 7”, nella cui vicenda “delle frequenze di Rete4 non si parla e con il giudizio in corso presso il Consiglio di Stato nulla c‘entrano”.

La norma contestata dalle opposizioni stabiliva che “la prosecuzione nell‘esercizio degli impianti di trasmissione è consentita a tutti i soggetti che ne hanno titolo [...], fino alla scadenza del termine previsto dalla legge per la conversione definitiva delle trasmissioni televisive in tecnica digitale, nel rispetto del programma per il passaggio definitivo alla trasmissione televisiva digitale [...] e dell‘attuazione del Piano nazionale di assegnazione delle frequenze”.

In pratica, il comma 3 dell‘emendamento cercava di rafforzare la titolarità a trasmettere di Rete 4, già sancita però dalla legge Gasparri, approvata dal precedente governo Berlusconi nel maggio 2004.

L‘emendamento del governo viene modificato lievemente anche nel comma 2, che trasforma le licenze individuali a trasmettere in digitale in autorizzazioni generali. La nuova formulazione si limita a prevedere che la conversione dei titoli abilitativi in autorizzazioni, chiesta con forza dalla Commissione europea, sia fatta nel rispetto delle disposizioni comunitarie.

Romani rifiuta di parlare di sconfitta del governo e contesta le opposizioni, “che fanno ostruzionismo in un campo, quello dei decreti legge, dove non è possibile contingentare i tempi”.

Il decreto sulle infrazioni europee, infatti, deve essere convertito entro il prossimo 8 giugno pena la decadenza.

Il governo, aggiunge Romani, ha comunque intenzione di ripresentare la norma cancellata: “La metteremo nel prossimo provvedimento utile che ci sarà, verosimilmente la legge Comunitaria”.

Per parte loro le opposizioni, pur continuando a contestare l‘emendamento, rinunciano a fare ostruzionismo.

“Il Pd conferma il suo giudizio negativo, ma l‘ostruzionismo viene concluso. Certo non è quello che volevamo, ma comunque abbiamo ottenuto dei risultati”, ha detto Paolo Gentiloni, ex ministro delle Comunicazioni nel governo Prodi II.

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