Per Europa 7 emendamento su digitale terrestre aiuta Mediaset

giovedì 22 maggio 2008 18:56
 

MILANO (Reuters) - L'emendamento sul digitale terrestre ammesso oggi alla Camera è "l'ennesimo decreto legge a favore di Mediaset".

Lo ha detto a Reuters il fondatore di Europa 7 Francesco Di Stefano.

"Era già stato fatto un decreto il 24 dicembre 2003 per impedire che si applicasse una sentenza della Corte Costituzionale, adesso se ne fa uno per non applicare la sentenza della Corte di Giustizia europea, creando ancora una volta un regime transitorio", ha dichiarato Di Stefano.

Il presidente della Camera Gianfranco Fini oggi ha dichiarato ammissibile l'emendamento presentato dal governo al decreto che riguarda la riassegnazione delle frequenze tv con il digitale terrestre. L'obiettivo dell'esecutivo è evitare il rischio di deferimento dell'Italia davanti alla Corte di Giustizia Ue nell'ambito della procedura di infrazione avviata da Bruxelles nel 2006 sulla compatibilità di alcune norme del Testo unico della radiotelevisione e della legge Gasparri con la legislazione europea.

La proposta della maggioranza è di continuare a consentire l'attività di trasmissione a chi ne ha diritto fino all'attuazione del piano di assegnazione delle frequenze Tv in tecnica digitale.

Partito democratico e Italia dei valori sostengono che l'emendamento voglia aggirare la sentenza della stessa Corte di Strasburgo sul caso Europa 7 ed evitare che Retequattro vada sul satellite.

Lo scorso gennaio la Corte europea - rispondendo a una domanda di pronuncia del Consiglio di Stato italiano nell'ambito della causa tra Europa 7 e ministero delle Comunicazioni - ha sentenziato che il sistema di assegnazione delle frequenze radio-tv in Italia non rispetta il diritto comunitario.

"La sentenza della Corte di giustizia doveva essere applicata subito. Adesso aspettiamo la sentenza del Consiglio di stato", ha aggiunto Di Stefano.

Secondo Mediaset la sentenza europea non poteva in ogni caso avere conseguenze sull'utilizzo delle sue frequenze perchè, come si legge nella nota diffusa lo scorso gennaio, "il giudizio cui si riferisce riguarda solo una domanda di risarcimento danni proposta da Europa 7 contro lo Stato italiano e non può concludersi in alcun modo con pronunce relative al futuro uso delle frequenze".