7 maggio 2008 / 05:48 / tra 9 anni

Redditi su Web, stop definitivo del Garante - nota

<p>Le nuove monete in euro in circolazione con l'adesione di Malta e Cipro alla moneta unica europea. REUTERS/Darrin Zammit Lupi</p>

ROMA (Reuters) - L‘Autorità per la difesa della privacy ha sancito lo stop definitivo alla pubblicazione delle dichiarazioni dei redditi sul sito dell‘Agenzia delle entrate.

In una nota diffusa al termine della riunione del consiglio, il Garante ribadisce che la decisione di rendere disponibili gli elenchi su web è illegittima.

L‘Agenzia guidata da Massimo Romano “dovrà quindi far cessare definitivamente l‘indiscriminata consultabilità, tramite il sito, dei dati relativi alle dichiarazioni dei redditi per l‘anno 2005”, aggiunge il comunicato.

Pur adeguandosi allo stop, l‘Agenzia delle entrate precisa in un suo comunicato che, come sottolineato dal Garante nel provvedimento, “restano tuttavia impregiudicate le altre forme di legittimo accesso agli elenchi consultabili da chiunque presso comuni interessati e uffici dell‘Agenzia competenti territorialmente, ai fini di un loro legittimo utilizzo anche per finalità giornalistiche”.

Secondo l‘Authority la scelta dell‘Agenzia contrasta con la normativa in materia. Il Dpr 600 del 1973, al quale si è appellato Romano per motivare la sua scelta, stabilisce che al direttore dell‘Agenzia delle entrate “spetta solo il compito di fissare annualmente le modalità di formazione degli elenchi delle dichiarazioni dei redditi, non le modalità della loro pubblicazione”, che al Parlamento.

E attualmente, per le dichiarazioni dei redditi, il Garante dice che “la legge prevede unicamente la distribuzione degli elenchi ai soli uffici territoriali dell‘Agenzia e la loro trasmissione ai soli comuni interessati e sempre con riferimento ai contribuenti residenti nei singoli ambiti territoriali”.

USO INTERNET SPROPORZIONATO, RISCHIO CONTRAFFAZIONE DATI

L‘Autorità presieduta da Francesco Pizzetti respinge l‘altra tesi addotta da Romano nei chiarimenti formulati ieri, vale a dire che l‘uso del Web sia una novità “relativa” perché da tempo i mezzi di informazione pubblicano le dichiarazioni dei redditi.

L‘inserimento dei dati in Internet, infatti, “appare di per sé non proporzionato rispetto alla finalità della conoscibilità di questi dati”, dice il Garante, per il quale “l‘uso di uno strumento come Internet rende indispensabili rigorose garanzie a tutela dei cittadini”.

“L‘immissione in rete generalizzata e non protetta dei dati di tutti i contribuenti italiani (non sono stati previsti ‘filtri’ per la consultazione on line) da parte dell‘Agenzia delle entrate ha comportato una serie di conseguenze: la centralizzazione della consultazione a livello nazionale ha consentito, in poche ore, a numerosissimi utenti, non solo in Italia ma in ogni parte del mondo, di accedere a innumerevoli dati, di estrarne copia, di formare archivi, modificare ed elaborare i dati stessi, di creare liste di profilazione e immettere ulteriormente dati in circolazione, ponendo a rischio la loro stessa esattezza”.

L‘Autorità si riferisce ai molti naviganti che, utilizzando software peer to peer, hanno scaricato gli elenchi rendendo molto più difficile controllarne l‘uso e la diffusione.

“Tale modalità ha, inoltre, dilatato senza limiti il periodo di conoscibilità di dati che la legge stabilisce invece in un anno”.

PROCURA IN CAMPO, RISCHI PENALI PER CHI DIFFONDE DATI

L‘Autorità ha poi rilevato che “non è stato chiesto al Garante il parere preventivo prescritto per legge” e si avvia per questo ad infliggere una multa all‘Agenzia delle entrate.

Proprio per questo, qualora Parlamento e governo intendano mutare la normativa, “si porrà l‘esigenza di individuare, sentita l‘Autorità, soluzioni che consentano un giusto equilibrio tra forme proporzionate di conoscenza dei dati dei contribuenti e la tutela dei diritti degli interessati”, puntualizza la nota.

Il Garante specifica poi che va ritenuta illecita anche “l‘eventuale ulteriore diffusione dei dati dei contribuenti da parte di chiunque li abbia acquisiti, anche indirettamente, dal sito Internet dell‘Agenzia”. Chi non si adegua può esporsi “a conseguenze di carattere civile e penale”.

Il provvedimento del Garante finisce intanto nelle mani dei magistrati. La procura di Roma, che ha avviato nei giorni scorsi un procedimento per violazione della privacy, ha acquisito “la delibera dell‘Authority per valutare eventuali iscrizioni sul registro degli indagati”, dicono fonti giudiziarie.

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