Tv, cosa sapere sulla vicenda Europa 7/Rete 4

martedì 3 giugno 2008 14:50
 

(Reuters) - Tre elementi in rapida successione hanno posto nella prima metà dell'anno il tema del riassetto televisivo in Italia fra le urgenze e le priorità dell'agenda politica. Tutto ruota attorno al ruolo di Rete4 (emittente di Mediaset) in tale sistema.

I tre fatti sono stati, nell'ordine: la sententa della Corte di giustizia europea del 31 gennaio scorso che impone all'Italia di adeguare la riforma Gasparri alla normativa europea e di sanare la intricata diatriba sul caso Europa 7, aggiungendosi così alla procedura di infrazione avviata dalla Commissione contro il nostro Paese per alcune (10) norme della Gasparri; il secondo è stato il tentativo del governo di inserire nel decreto sulle infrazioni Ue la scorsa settimana alla Camera anche norme che regolarizzassero la situazione di Rete4 nella fase di transizione al digitale; da ultima la sentenza del Consiglio di Stato di sabato scorso, 31 maggio, che respinge il ricorso di Rti (Mediaset).

L'ORIGINE: IL CASO EUROPA 7 E LA CORTE DI GIUSTIZIA UE

Nel 1999, ai tempi del governo D'Alema, il gruppo televisivo Centro Europa 7 guidato da Francesco Di Stefano vince una concessione per trasmettere su scala nazionale in tecnica analogica. Delle 11 concessioni possibili infatti, tenuto conto che 3 andavano per legge alla Rai, le altre 8 venivano così assegnate: Canale 5, Italia 1, Tele+Bianco, Tmc, Tmc2, Europa 7, Elefante Telemarket.

Rete4 e Tele+Nero figuravano nella graduatoria, ma venivano escluse perché eccedevano i limiti Antitrust stabiliti dalla legge Maccanico.

Europa 7 ottiene dunque la licenza, ma non le frequenze, che sono occupate da Rete4 in virtù di abilitazioni transitorie, a partire dal decreto Craxi che nel 1984 permise alle reti Fininvest di proseguire le trasmissioni su tutto il territio nazionale nonostante alcune pronunce della magistratura.

Dopo numerose sentenze, anche della Corte costituzionale, la vicenda di Europa 7 arriva al Consiglio di Stato, che chiede lumi alla Corte di giustizia europea.

Il 31 gennaio scorso il tribunale di Lussemburgo si pronuncia e riconosce che il sistema di assegnazione delle frequenze in Italia non rispetta il diritto comunitario perché "non segue criteri di selezione obiettivi, trasparenti, non discriminatori e proporzionati".

LA PROCEDURA D'INFRAZIONE EUROPEA   Continua...