31 marzo 2008 / 07:09 / tra 10 anni

Indonesia, attacco hacker a sito ministero contro legge su porno

JAKARTA (Reuters) - Alcuni hacker sono entrati nel sito Internet del ministero dell‘Informazione indonesiano in risposta a un atto del governo volto a contrastare l‘accesso al meteriale pornografico sul web. Lo ha riferito oggi un funzionario governativo.

<p>Sito we indonesuiano RadiqRadio.com in una foto d'archivio. REUTERS BM/RCS</p>

Il parlamento indonesiano ha approvato martedì scorso una legge secondo cui la trasmissione di materiale pornografico via Internet costituisce reato.

Il paese asiatico, a maggioranza musulmana, ha affrontato negli ultimi anni di un acceso dibattito riguardo la pornografia.

Alcuni hacker sono entrati nel sito web del ministero dell'Informazione (www.depkominfo.go.id) lasciando questo messaggio: "Provate che la legge non è stata fatta per mascherare la stupidità del governo", messaggio accompagnato da un'immagine a torso nudo di un esperto di Information Technology locale che ha contribuito alla formulazione della legge.

La pagina manomessa dagli hacker è stata ripresa sul sito di informazione Detik.com e sul forum di un portale web.

Il messaggio è stato rimosso e il sito Internet funziona ora correttamente, ha detto Gatot Broto, funzionario del ministero.

Il ministero ha detto che la legge è stata approvata per far fronte all‘impatto negativo che la pornografia e le immagini violente sul web possono avere sulla società, visto anche il crescente numero di persone che oggi possono accedere a Internet.

La legge prevede una multa di 1 miliardo di rupie (109.000 dollari Usa) o la detenzione fino a sei anni per chi viene colto a trasmettere materiale pornografico, false notizie o messaggi di odio razziale o religioso.

Il parlamento è alle prese con un‘altra controversa legge sulla pornografia, finalizzata a proteggere i più giovani da materiale pornografico e atti osceni, ma bersaglio di numerose critiche.

La legge prevede il carcere per chi viene colto a baciarsi in pubblico e criminalizza molte forme di arte e cultura tradizionale che fanno perno sulla sensualità, suscitando le polemiche di chi la considera una limitazione della libertà e una normativa che va contro la tradizione di tolleranza dell‘Indonesia.

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