Imprese, Silicon Valley "stato mentale" in reportage su La7

venerdì 4 gennaio 2008 12:32
 

MILANO (Reuters) - Studenti universitari che decidono investimenti da milioni di dollari, imprenditori e investitori italiani pionieri nel campo dell'hi tech e delle biotecnologie, una cultura del rischio che arriva a richiedere ai docenti universitari come titolo di merito… un fallimento.

E' il quadro sorprendente e innovativo tracciato in "Silicon Mind" , reportage dedicato ai venture capital dal magazine televisivo "Reality", in onda su La7 domenica prossima 6 gennaio (23.30 circa), che Reuters ha visionato in anticipo.

Jarret Hutchings, 24 anni, che assieme ad un gruppo di studenti universitari di Salt Lake City gestisce con successo un fondo d'investimenti di 8 milioni di dollari di un investitore californiano, Timothy Draper, con un portafogli di partecipazioni in tutto il mondo per 5 miliardi e mezzo di dollari, è una delle figure raccontate nel reportage di La7, realizzato da Frediano Finucci e Damiano Ficoneri in California, Wisconsin e Utah.

Silicon Valley, cuore dell'hi tech mondiale a sud di San Francisco, dove si concentra l'80% degli investimenti ad alto rischio degli Stati Uniti, viene raccontata come uno "stato della mente" votato alla sperimentazione ed al rischio, tra finanzieri visionari (anche italiani) scienziati eccentrici, brevetti e progetti al limite della fantascienza.

Tra i protagonisti italiani, Guido Radaelli, che sta cercando di produrre carburante diesel utilizzando le alghe marine, con fondi arrivati anche da Noventi, società guidata dall'italiano Giacomo Marini. Con Innovalight, azienda che ha ricevuto 42 milioni di dollari di finanziamenti, Francesco Lemmi, ingegnere romano, sta mettendo a punto invece un inchiostro al silicio che, stampato su di una superficie, la trasforma in un pannello solare. E Roberto Crea, biologo, ha sviluppato un giro d'affari 5 milioni di dollari con le acque di scarto dei frantoi, producendo integratori dietetici.

Gestire il rischio e diventare imprenditori partendo da zero sono materia d studio alla Stanford University, spiega il reportage, ricordando come un fallimento imprenditoriale sia titolo di merito per i docenti, che solo con tale esperienza possono insegnare al meglio la cultura d'impresa.

Il reportage racconta infine l'esperienza di cinque giovani ricercatori italiani che hanno passato 6 mesi nella Silicon Valley fra studio e lavoro con la prima edizione della borsa di studio "Fullbright Best" della "Partnership for growth", programma dell'ambasciata americana a Roma, e iniziative della comunità italiana di Silicon Valley, come Baia (Business Association Italy America), Sviec (Silicon Valley Italian Council) e "Mind the Bridge", business plan competition per favorire idee imprenditoriali italiane, sostenuto dall'ambasciatore Usa in Italia Ronald Spogli, che nei prossimi giorni guiderà una missione di imprenditori italiani in visita a Silicon Valley.

 
<p>Un ingegnere al lavoro su un microchip. SK/PB</p>