Parmalat, sentenza Milano su banche estere attesa alle 13:30

lunedì 18 aprile 2011 10:45
 

MILANO, 18 aprile (Reuters) - I giudici della seconda sezione penale del Tribunale di Milano, chiamati a decidere sulle responsabilità di quattro banche straniere nel procedimento per aggiotaggio nel crack Parmalat (PLT.MI: Quotazione), sono entrati in camera di consiglio attorno alle 10 e la loro sentenza è attesa per le 13:30. Lo hanno riferito fonti giudiziarie.

La procura, al termine della requisitoria il 17 gennaio scorso, aveva chiesto la condanna degli istituti di credito a una sanzione di 900.000 euro ciascuno e la confisca dei profitti ritenuti illeciti: in particolare, 14 milioni di euro a Deutsche Bank (DBKGn.DE: Quotazione), 70 milioni di euro a Citigroup (C.N: Quotazione), 30 milioni e 705.000 euro a Bank of America (BAC.N: Quotazione) e 5,9 milioni di euro a Morgan Stanley (MS.N: Quotazione).

I legali delle banche, nel corso delle arringhe, hanno definito le accuse infondate, proclamando la correttezza dell'operato degli istituti, chiamati a rispondere del reato di aggiotaggio per la responsabilità amministrativa nei confronti delle condotte illecite dei propri funzionari per effetto della legge 231.

La procura aveva inoltre chiesto la condanna a un anno e un anno e quattro mesi rispettivamente per Paolo Basso e Carlo Pagliani, funzionari di Morgan Stanley imputati. Anche per i due funzionari di Deutsche Tommaso Zibordi e Marco Pracca sono stati chiesti rispettivamente un anno e un anno e quattro mesi. Un anno e quattro mesi è anche la richiesta per il funzionario di Citigroup, Paolo Botta, mentre per il funzionario di Credit Suisse First Boston, Giaime Cardi, è stato chiesto il riconoscimento della prescrizione del reato.

Nei giorni scorsi fonti giudiziarie hanno riferito che con ogni probabilità la prescrizione dovrebbe essere subentrata per la stragrande maggioranza delle persone fisiche imputate, visto che il reato di aggiotaggio si prescrive in sette anni e mezzo e che i fatti oggetto del processo -- anche tenendo conto delle interruzioni della prescrizione avvenute -- risalgono al 2003.

La prescrizione però, ricordano le fonti, non riguarda la responsabilità amministrativa delle persone giuridiche, cioè in questo caso le banche "imputate", né -- qualora venisse riconosciuta la commissione del reato, pur prescritto -- la possibilità di accedere a una procedure per il risarcimento da parte dei piccoli risparmiatori parti lese.