6 maggio 2010 / 10:35 / tra 7 anni

Derivati Milano, processo contro 4 banche rinviato al 19 maggio

MILANO (Reuters) - E’ stata immediatamente aggiornata al prossimo 19 maggio la prima udienza nel processo che vede imputate a Milano quattro banche estere e 13 persone per truffa aggravata ai danni del Comune di Milano -- che si è costituito parte civile nel procedimento -- per la vendita di derivati.

Il giudice Carmen D‘Elia ha detto che il processo verrà assegnato al giudice Oscar Magi, che in passato si è occupato del procedimento contro alcuni agenti Cia per il rapimento dell‘ex-imam Abu Omar.

Durante l‘udienza di oggi, il Comune di Milano ha depositato l‘atto di costituzione di parte civile contro tutti gli imputati, così come numerose associazioni di consumatori. Queste ultime hanno chiesto che le quattro banche siano nominate responsabili civili.

Lo scorso 17 marzo, il gup Simone Luerti ha deciso il rinvio a giudizio -- prima volta in un caso del genere secondo il pm Alfredo Robledo -- per Jp Morgan (JPM.N), Deutsche Bank (DBKGn.DE), la filiale londinese di Ubs UBSN.VX e quella di Dublino di Depfa Bank, insieme a due ex funzionari del Comune di Milano e 11 funzionari degli istituti di credito.

Il procedimento ha al centro uno swap trentennale che risale al 2005 tra il Comune di Milano e le banche. La pubblica accusa sostiene che gli imputati abbiano truffato il Comune di Milano, guadagnando illecitamente oltre 100 milioni di euro. Le banche coinvolte hanno negato ogni addebito ribadendo piena fiducia nei propri dipendenti.

Tra gli imputati ci sono due persone che all‘epoca dei fatti ricoprivano il ruolo di funzionari del Comune di Milano, tre funzionari di Ubs, due di Deutsche Bank, quattro di Jp Morgan e due di Depfa Bank.

Secondo il pm Alfredo Robledo, “se il giudice accogliesse la tesi della procura si potrebbe determinare un effetto domino su altri contratti stipulati con enti pubblici su tutto il territorio italiano”.

“La cosa importante è che dalla ricostruzione emerge che le banche traggono profitti ulteriori rispetto a quanto dichiarato al mercato”, ha detto ai giornalisti il pubblico ministero, secondo cui si tratta del primo processo a livello internazionale su questo tema. “Profitti che non vengono esplicitati e che per la loro struttura non sono certo dei costi. l‘Italia è stata coperta a tappeto da questo genere di contratti”.

LE INDAGINI

L‘indagine fa luce su uno swap trentennale del 2005 tra il Comune di Milano e le quattro banche su un bond bullet da 1,68 miliardi di euro in scadenza nel 2035.

Nella vicenda le quattro banche sono imputate come persone giuridiche per illeciti amministrativi previsti dalla legge 231 del 2001 che impone alle aziende la costituzione di modelli organizzativi per prevenire gli illeciti.

La procura ha sostenuto nella sua richiesta di processo che gli indagati avrebbero detto “falsamente” che la struttura proposta al Comune “avrebbe consentito una riduzione del valore finanziario delle passività totali a carico dell‘Ente nella misura di 57 milioni 326.070 euro così prospettando tale proposta come conveniente” per il Comune.

In realtà invece, secondo l‘accusa, il prodotto offerto a Palazzo Marino “non rispettava il valore complessivamente nullo di uno swap all‘atto della sua stipula, secondo la prassi e la condotta di mercato”.

Secondo la procura, nella stipulazione del contratto il Comune sarebbe stato “spogliato dolosamente” delle tutele previste per gli enti qualificati come “intermediate customer”, non ricevendo le protezioni espressamente indicate dal Conduct of Business Sourcebook e dal Financial Services Authority Handbook.

La vicenda ha preso il via nel 2008 quando il gruppo consiliare del Pd a Palazzo Marino aveva depositato alla procura un esposto sulle operazioni in strumenti derivati effettuate dal Comune, in cui si chiedeva l‘applicazione del reato di truffa a carico dei quattro istituti.

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