Risparmio, calano asset finanziari famiglie - Osservatorio PWC

martedì 30 giugno 2009 18:56
 

MILANO, 30 giugno (Reuters) - La quota di ricchezza detenuta in attività finanziarie dalle famiglie italiane è scesa tra 2003 e 2008 dal 42 al 38%, e questa tendenza trova conferma anche nei dati della prima parte di quest'anno.

La ricchezza delle famiglie resta invece fortemente legata alle attività reali, in particolare al patrimonio immobiliare cresciuto dal 2003 al 2008 al 57% di peso totale (dal 52%), con una crescita del 6,3% annuo.

Questi i primi risultati illustrati oggi per presentare la nascita dell' Osservatorio Permanente sulla Gestione del Risparmi, iniziativa congiunta di PricewaterhouseCoopers Advisory Italia e l'Università degli Studi di Parma che punta a diventare "punto di riferimento per gli operatori del settore del risparmio gestito e per le controparti istituzionali", si legge in una nota.

Lo studio calcola che nel periodo citato il valore complessivo del risparmio gestito appare stabile in termini assoluti (Cagr dello 0,01%) ma sottolinea il calo - al 31,1% dal 34,4% - in termini di peso del risparmio gestito sulle attività finanziarie detenute dalle famiglie.

In dettaglio, le Gestioni collettive e le Gestioni di portafoglio, elemento fondamentale della filiera, hanno registrato dal 2003 al 2008 un Cagr dello 0,2%, dato penalizzato per la forte caduta registrata nel 2008, come mostra il Cagr al 6,6% per il solo periodo 2003-2007.

Passando alle priorità di azione per il futuro, gli operatori interpellati per l'analisi puntano a focalizzarsi meno sui prodotti (con disaffezione per gli strutturati) a favore dello sviluppo di canali come clienti retail, affluent e private.

In termini propositivi, nota l'Osservatorio, per recuperare la clientela persa gli operatori del risparmio gestito vedono come azioni prioritarie non solo la riduzione dei costi per il cliente, ma anche una maggiore informazione e formazione sui prodotti.

Tra le cause dei problemi del settore, congiunturali e di carattere strutturale, l'analisi cita sia il problema delle alte commissioni pagate dalle controllate alle capogruppo e il mancato reimpiego di queste risorse in investimenti; sia la competizione dei prodotti bancario-assicurativi che il regime fiscale sfavorevole dei fondi comuni italiani rispetto ai rivali europei.