30 settembre 2009 / 15:44 / 8 anni fa

SINTESI-Eni va divisa in due, valore nascosto per 50 mld -Knight

* Occorre creare una OilCo e una GasCo

* Più indebitamento con due società separate

* Punta a a presentare dossier al Tesoro

di Giancarlo Navach

MILANO, 30 settembre (Reuters) - La struttura dell‘Eni (ENI.MI) attuale, una oil company verticale, non va più bene: il livello di indebitamento non può salire ancora, come dimostrato dal recente taglio del dividendo interim 2009. La società guidata da Paolo Scaroni è in una fase di tensione finanziaria che rischia di aumentare qualora il gruppo dovesse decidere di partecipare alla partita del nucleare italiano.

Il fondo Usa Knight Vinke, che detiene circa l‘1% del capitale di Eni (ENI.MI) (rilevato due anni fa a un prezzo medio di 20 euro), non concede sconti alla major italiana. Eni va divisa in due: una OilCo con le attività di estrazione e produzione di petrolio e gas e una GasCo con la distribuzione e le attività regolate, inclusa Snam Rete Gas (SRG.MI).

Emtrambe le società sarebbero quotate e controllate dal Tesoro per il 30% senza tagli ai posti di lavoro.

Anche perché, sostiene il fondo, la somma del valore dei diversi business del gruppo petrolifero è pari o superiore a 30 euro ad azione, rispetto ai 17,15 euro attuali. Per questa ragione Eni è sottovalutata per oltre 50 miliardi di euro.

L‘AD Scaroni, che ha reso poco fa ufficiale la lettera inviata al fondo il primo settembre scorso, nel ribadire il dialogo costruttivo con i suoi azionisti, respinge tuttavia questa tesi sostenendo che non è possibile separare il gas marketing dall‘E&P perché verrebbero a mancare significative sinergie.

Ed è proprio su questo aspetto che il fondatore del fondo attivista Usa, Eric Knight, ha basato la dettagliata analisi di ristrutturazione societaria del gruppo, frutto di un costoso lavoro di due anni, presentata stamani in un pubblico dibattito ad analisti, investitori e stampa. A quelli che Knight considera gli stakeholder, che comprendono anche la vasta platea dei consumatori e non soltanto gli azionisti. Invitati anche alti dirigenti dell‘Eni che però non si sono presentati.

“Se c’è questo vantaggio dall‘integrazione verticale della società perché il mercato non lo riconosce?”, ha più volte sottolineato Knight. “Anche Scaroni riconosce che sulle attività del gruppo c’è uno sconto, ma bisogna valutare le sinergie. Per noi la società è sottovalutata per 50 miliardi, mentre le sinergie sono ancora tutte da valutare”.

Due secondo il fondo le cause di questa sottovalutazione: “L‘utility gigantesca che si trova all‘interno della struttura del gruppo non valutata correttamente dal mercato e lo stato di tensione finanziaria del gruppo. Tanto è vero che il taglio del dividendo ha evitato il downgrade del rating”, ha detto Knight.

CON DUE SOCIETA’ SEPARATE PIU’ POSSIBILITA’ INDEBITAMENTO

Con un Eni diviso in due, invece, la Oil Co nascerebbe senza debiti, anzi con la possibilità di indebitarsi per 10 miliardi, mentre la Gas Co che si accollerebbe l‘indebitamento di Snam (9,6 miliardi), girando della cassa alla Oil Co, potrebbe indebitarsi di altri 10 miliardi di euro.

In altri termini, è questo il succo dell‘analisi di Knight Vinke, l‘Eni non ha più spazi per indebitarsi dopo gli oltre 15 miliardi spesi dal 2007 a oggi per le acquisizioni e, anche in considerazione del fatto che, secondo alcuni studi, per mantenere il tasso di crescita della produzione del 3,5% annuo al 2012, il gruppo dovrà rilevare altri asset sul mercato.

“Di fronte a queste sfide, come quella probabile del nucleare, il Tesoro può sempre decidere di realizzare un aumento di capitale, ma lo ritengo improbabile con lo stato attuale delle finanze pubbliche. Se c’è un‘alternativa che non costa nulla al contribuente perché buttarla via? E comunque sono convinto che fra un anno la struttura del gruppo non sarà quella che conosciamo oggi”.

Knight respinge le voci che indicano il fondo Usa agire di concerto con altri fondi stranieri e rivendica l‘assoluta indipendenza delle sue scelte. “Forzare la società a fare qualcosa in assemblea non avrebbe successo e non è il nostro metodo, non siamo un hedge fund. Il nostro obiettivo è quello di promuovere un pubblico dibattitto perché riteniamo che la suddivisione degli asset porterebbe a un incremento del valore delle partecipazioni e anche a una riduzione dei prezzi dell‘energia”, ha detto Knight esprimendosi in un perfetto italiano.

Quindi, nessun paragone con Algebris in Generali (GASI.MI), anzi “ai tenpi della fusione fra GdF e Suez proponenno la separazione degli asset dell‘acqua e dell‘energia che entrò a far parte del piano di fusione nel 2007. Fummo ascoltati dall‘allora ministro dell‘Interno Sarkozy”, ha detto.

“Riguardo all‘Eni siamo a disposizione del Tesoro per spiegare il nostro dossier e prima o poi saremo ricevuti”.

0 : 0
  • narrow-browser-and-phone
  • medium-browser-and-portrait-tablet
  • landscape-tablet
  • medium-wide-browser
  • wide-browser-and-larger
  • medium-browser-and-landscape-tablet
  • medium-wide-browser-and-larger
  • above-phone
  • portrait-tablet-and-above
  • above-portrait-tablet
  • landscape-tablet-and-above
  • landscape-tablet-and-medium-wide-browser
  • portrait-tablet-and-below
  • landscape-tablet-and-below