PORTAFOGLI-Dubbi dollaro non riducono appeal Wall Street-gestori

lunedì 29 giugno 2009 14:36
 

MILANO, 29 giugno (Reuters) - Le variabili in gioco si moltiplicano e prevedere dove sarà il dollaro nel breve appare sempre più difficile: da un lato la locomotiva americana dovrebbe essere la prima a ripartire, dall'altro il biglietto verde risente del ritorno della propensione al rischio e delle dichiarazioni dei paesi emergenti sul ruolo come moneta di riserva.

Ma le incertezze sulla valuta non mettono a repentaglio il favore dei gestori per le azioni americane, come risulta dall'ultimo sondaggio Reuters Lipper fra 9 primari asset manager attivi in Italia.

"Preferisco Wall Street all'Europa ma non sulla base delle considerazioni su quale sarà la futura direzione del dollaro", chiarisce Alessandro De Carli, responsabile fondi quantitativi Eurizon Capital sgr. Infatti "la politica monetaria Usa è più espansiva, il ciclo è più avanti, i leading indicator sono migliorati più di quelli europei", aggiunge.

Concorda Marco Bonifacio, gestore di Zenit sgr che tuttavia avverte. "E' vero che c'è la grossa incognita del dollaro che pesa per un investitore europeo e che è molto più difficile da prevedere". Inoltre, anche se buona parte degli asset manager effettua investimenti con copertura del rischio di cambio, "anche l'hedge ha un costo che aumenta soprattutto in una fase di grande incertezza (come questa) del mercato valutario", aggiunge.

Più sfumata la posizione di Nicola Trivelli, direttore investimenti di Sella Gestioni.

"Vediamo il dollaro ancora strutturalmente debole e quindi le problematiche legate all'investimento in dollari rimane", osserva Trivelli.

Tuttavia, difficile scommettere su un Vecchio Continente più forte degli Stati Uniti.

"I consumi erano già debolissimi in fasi di crescita positiva, figuriamoci adesso, l'Europa ha meno leve da utilizzare perchè non esiste la concertazione fiscale quindi questi sono fattori che in fase di uscita dalla crisi si sentiranno di più", spiega.

"L'economia Usa potrebbe essere quella che riparte prima anche se il 'deleveraging' che dovranno ancora fare ridurrà i tassi di crescita e quindi il differenziale di premio con l'Europa".   Continua...