28 novembre 2008 / 14:13 / tra 9 anni

PORTAFOGLI-Area dollaro ancora attraente nel breve,dubbi a lungo

MILANO, 28 novembre (Reuters) - Nel breve periodo gli investimenti nell‘area dollaro possono ancora dare soddisfazioni ma, con un orizzonte di lungo termine, la necessità del governo americano di finanziare i piani di sostegno all‘economia e al settore finanziario finirà per pesare sulla valuta statunitense.

E’ quanto emerge dal consueto sondaggio Reuters-Lipper condotto fra nove primari asset manager a novembre.

“Vediamo ancora valore negli asset in dollari anche se meno di qualche settimana fa”, sottolinea Sergio Bertoncini, strategist di Credit Agricole AM sgr che ultimamente, quando il biglietto verde è entrato nel range 1,25-1,29 euro, ha ridotto l‘esposizione all‘area per prendere profitto.

“Il dollaro resta sottovalutato ma meno rispetto ai livelli di settembre”, aggiunge.

Scendendo nel dettaglio, Bertoncini preferisce l‘azionario Usa alle altre aree geografiche, ma i titoli di stato dell‘area euro rispetto ai Treasuries “perchè nell‘Eurozona ci sono più prospettive di tagli dei tassi”, spiega.

Proprio i margini accomodanti della Banca Centrale Europea nel Vecchio Continente - dove i tassi di interesse sono attualmente al 3,25% rispetto all‘1% del costo del denaro americano - giustificano una predilezione per il tema dollaro in casa Azimut sgr.

“Questo tema è un po’ venuto meno, però restiamo favorevoli a breve perchè siamo davanti a uno scenario di taglio dei tassi in Ue”, spiega il gestore Valentina Carnevali. “L‘euro a questo punto non ha nulla da guadagnare anche se in un‘ottica più di lungo periodo il dollaro non ha tutte le caratteristiche per essere una valuta forte”, aggiunge.

Fuori dal coro Nicola Trivelli, direttore investimenti di Sella Gestioni che concentra già la propria attenzione sulla esigenze di finanziamento del governo americano, senza dimenticare gli squilibri tipici dell‘economia americana.

“Ci sembra che la strada del rafforzamento del dollaro sia finita con le manovre del Tesoro americano e del governo e alla luce dell‘assestamento del petrolio intorno ai 53 dollari”, ha detto Trivelli.

Il dollaro quest‘anno ha toccato un massimo contro euro a 1,2331 a fine ottobre dopo il minimo di metà luglio a 1,6.

Con il precipitare della crisi finanziaria ed economica, la valuta americana - per lungo tempo protagonista di un trend di debolezza - è stata sostenuta dal ritracciamento dei corsi del petrolio e dal rimpatrio di capitali degli investitori americani.

L‘indice che misura l‘andamento del biglietto verde .DXY ha raggiunto il livello più alto del 2008 il 21 novembre a 88,463, mentre i minimi sono stati a metà marzo a 70,698.

“Questi effetti per noi sono un po’ finiti, almeno per i prossimi mesi, viste le azioni annunciate dalle autorità americane”, commenta Trivelli. “Poi staremo a vedere se dal punto macro la ripresa partirà davvero dagli Stati Uniti come ci si aspetta”.

Viceversa per Bertoncini gli squilibri macro tipicamente americani - come il doppio deficit di bilancio e commerciale - avranno ripercussioni più sul medio periodo “come si vede anche dal fatto che la forte immissione di liquidità da parte della Fed non sta pregiudicando le prospettive del dollaro nel breve perchè va a compensare la chiusura del credito alle aziende”, ha sottolineato.

“Anche in Europa - aggiunge poi - i pacchetti di aiuti alle banche e di stimolo all‘economia avranno ripercussioni sui corsi dell‘euro”.

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